Sicurezza
Scioperano gli operai del magazzino Conad
«La Logistic Service vuole cancellare tre giorni di malattia»
MONTOPOLI. Hanno incrociato le braccia ieri e sono pronti a farlo ancora, fino a quando l'azienda non si deciderà ad aprire una trattativa. Sono i lavoratori del magazzino Conad di Montopoli, nella zona industriale di Fontanelle, che ieri hanno aderito allo sciopero indetto da Fit-Cisl e Uiltrasporti in seguito allo stato di agitazione aperto ormai da metà ottobre. Un clima di tensione quello che si respira fuori dai cancelli, ad ulteriore dimostrazione di una realtà complicata, balzata più volte agli onori delle cronache per le ripetute vertenze sindacali.
Le ragioni. Al centro della protesta, stavolta, c'è la cooperativa Logistic Service di Civitavecchia che dal giugno 2014, in seguito ad una cessione di ramo d'azienda, ha preso in gestione la struttura trasformando i dipendenti in soci. In tutto 160 persone, molte di origine straniera residenti da anni nel comprensorio, che ieri hanno scioperato per denunciare una linea di condotta definita «scorretta e illegittima». «Nonostante la cessione – spiegano i sindacalisti Valerio Russo della Fit-Cisl e Ingnazio Re della Uiltrasporti – l'azienda ha aperto un nuovo stato di crisi chiedendo la cancellazione dei primi tre giorni di malattia. Richiesta bocciata dall'assemblea dei lavoratori ma approvata dall'assemblea dei soci. Come ci confermano i nostri legali, però, anche in uno stato di crisi non è possibile modificare un contratto nazionale». Da qui l'apertura dello stato di agitazione, al quale non è seguita finora nessuna convocazione da parte dell'azienda, tanto da spingere i sindacati verso la strada dello sciopero.
Turni e disparità di trattamento. Secondo quanto raccontano i dipendenti, però, la cancellazione dei tre giorni di malattia sarebbe solo l'ultima pagina di un clima sempre più teso tra operai e responsabili del magazzino, che da tempo contestano ai lavoratori una media di “colli lavorati” (cioé di merci caricate o scaricate nell'arco di un'ora) inferiore alle aspettative. Negli ultimi mesi, infatti, gli operai hanno raccolto oltre 200 tra contestazioni e sanzioni, arrivando in alcuni casi fino al licenziamento. «In realtà il contratto nazionale non prevede alcuna media – afferma Ignazio Re – Basterebbe una riorganizzazione del lavoro, garantendo una turnazione in modo da evitare che siano sempre le stesse persone a svolgere le mansioni più pesanti».
«Senza dimenticare – aggiunge Russo – che il contratto prevederebbe 6,67 ore di lavoro al giorno, mentre qui si fanno turni di 8».
Le storie. Il risultato, a detta dei lavoratori, sarebbe un clima interno pesante verso delegati sindacali e di chiunque manifesti limitazioni legate alla salute. C'è chi come Rachid Ellatif racconta di essere stato demansionato senza motivo, mentre altri vengono messi in malattia quando potrebbero essere assegnati a mansioni meno pesanti. «Di fatto si cerca di preparare la strada al licenziamento», denunciano i due sindacalisti. Assieme a loro ci sono i delegati aziendali Cisl e Uil, tra cui Mohamed Raza, sospeso dal 19 novembre sulla base di un presunto “sciopero bianco”: «Stiamo scioperando – dice – solo per chiedere dignità e rispetto». I lavoratori ci raccontano anche la storia di chi è stato licenziato perché aveva una media produttiva troppo bassa, come Ali Shamrez e Emmanuel Danielaik, nigeriano, oggi in causa con l'azienda. «Abbiamo informato Conad perché intervenga al più presto», concludono Russo e Re.
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