Sicurezza
Lavori utili per sei migranti a Cascina
Saranno impiegati nelle strade e nei parchi pubblici del comune per la manutenzione del verde
CASCINA. Al via da gennaio, per le vie e i parchi pubblici della città, il progetto d’inserimento lavorativo di sei richiedenti asilo. Di concerto con la Società della salute zona pisana, la cooperativa Paim, la Croce Rossa di San Frediano a Settimo e l’associazione La racchetta, i sei giovani del Mali (d’età compresa tra i 20 e i 30 anni) saranno impegnati fino a ottobre 2016 in attività di cura e controllo del decoro pubblico cascinese. Tutti indosseranno una pettorina arancione di riconoscimento e presteranno servizio a gruppi di tre su due turni di lavoro.
«A differenza dei rifugiati accertati - dice l’assessore al sociale Fernando Mellea - i richiedenti asilo possono restare in attesa dell’esito della domanda anche per 18 mesi. In tutto questo tempo, che a volte può anche dilungarsi ulteriormente, il rifugiato non può lavorare e vive nell’incertezza del futuro. Da qui il progetto d’inserimento mediante attività socialmente utili, da una parte volte a risolvere questa incertezza; dall’altra, a migliorare la percezione della popolazione sui fenomeni migratori».
Il progetto è già attivo da ottobre e nei mesi scorsi i sei richiedenti asilo hanno partecipato a diversi corsi di formazione. Presso la croce rossa di San Frediano a Settimo i sei maliani hanno seguito un modulo formativo di primo soccorso, mentre con l’associazione La racchetta (che li affiancherà per tutta la durata del progetto), hanno approcciato le diverse attività di utilità pubblica da mettere in campo.
«Ringraziamo il Comune di Cascina e le associazioni del territorio - dice Giuseppe Cecchi, direttore della Società della salute zona Pisa - per l’avvio di un intervento di ampio respiro. Con questo progetto non solo si consolida il modello di “accoglienza diffusa” disciplinato dalla Regione, ma si sviluppano anche percorsi d’inclusione sociale dei rifugiati».
Il processo innescato ha quindi molti risvolti positivi: «Creata la rete dei luoghi di accoglienza diffusa - continua Cecchi - le persone ospitate hanno l’opportunità di rendersi utili. Sono formate dalle associazioni del territorio e soprattutto, lavorando, diventano meno appetibili per il mondo della malavita. Il tema della sicurezza è spesso associato a quello dell’immigrazione. Tenere in attività chi è in attesa dello status di rifugiato, può allontanare il pericolo di possibili contatti tra i soggetti ospitati e chi vuole delinquere». Tra i sei maliani che da gennaio cureranno il decoro pubblico del centro urbano e dei parchi giochi cascinesi c’è anche Manadou Sissoko. (c.p.)
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