Il candido marmo lavorato da Arian Kalari
LAJATICO. Il niveo candore del marmo si anima mollemente a delineare un morbido corpo femminile. La dolcezza delle curvature, la delicatezza degli accenni anatomici, i sigilli spiraliformi delle...
LAJATICO. Il niveo candore del marmo si anima mollemente a delineare un morbido corpo femminile. La dolcezza delle curvature, la delicatezza degli accenni anatomici, i sigilli spiraliformi delle braccia mutilate, l’impostazione acefala danno alla statua un andamento insieme maestoso e gentile che ricorda la compostezza e l’equilibrio classico reinterpretato da un artista dei nostri tempi. In questa armonica forma di Arian Kalari la memoria storica si fonde con la genialità creativa.
La scultura si allunga morbidamente nello spazio in una leggerissima, quasi impercettibile torsione che accompagna l’osservatore verso il mito, in una dimensione d’altro luogo e d’altro tempo, lontana dalla quotidianità; una sorta di misticismo formale in cui il fascino dell’antico si sublima nel lievissimo plasticismo del tutto tondo. La superficie è assai levigata, lontana dalle più contrastate prove dell’artista in cui emergeva con forza il possente rapporto tra finito e non finito. Il modello antico di riferimento sembra essere la Kore greca, considerata la ricercata semplicità della forma e l’attenuazione della fisicità.
Dunque, una moderna, elegante statua votiva, dedicata al culto dell’emancipazione femminile, senza forzature; frutto, invece, della perenne ricerca di rapporti armonici, intesa come necessaria soluzione di conflitti d’ogni specie. (i.l.)
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