La manifestazione
Chiude il convento dopo 800 anni
Troppi pochi i frati francescani rimasti per tenerlo aperto. Potrebbe diventare un centro di recupero
SAN MINIATO. Il termine è fissato al primo di settembre. Entro quella data i frati del convento di San Francesco dovranno dire addio a San Miniato. Una decisione che era nell'aria da mesi, divenuta adesso ufficiale e a quanto pare irreversibile. Il tutto sulla scorta di una razionalizzazione generale varata dall'ordine francescano, costretto ad abbandonare la città della Rocca a distanza di 800 anni dal passaggio del frate di Assisi che qui, nel 1211, dette vita alla prima comunità sanminiatese.
Una perdita che i cittadini proveranno ad evitare, con una mobilitazione partita già da alcuni giorni, ma che sembra destinata a lasciare dietro di sé un grande punto interrogativo sul futuro di una struttura antichissima e imponente che da sempre domina l'immagine della città.
Le ragioni. Padre Alessandro Pretini non ci gira intorno: «Siamo pochi – risponde – troppo pochi per poter gestire tutti i conventi. Per questo l'ordine ha deciso di procedere ad un accorpamento». Sono solo 24, infatti, i frati conventuali presenti in Toscana, di cui 5 a San Miniato, chiamati a gestire attualmente la bellezza di 9 conventi. Un problema di “personale”, insomma, con la carenza di nuove vocazioni e il graduale invecchiamento dei pochi frati presenti. La stessa sorte, del resto, toccherà anche ai conventi di Pescia e Pistoia, mentre perfino Arezzo e Pisa appaiono in bilico. La stessa Provincia toscana dei frati minori, inoltre, sarà accorpata a quelle di Marche, Umbria e Sardegna per la creazione di un'unica Provincia del centro Italia.
L'incontro. San Miniato però non ci sta. Non accetta di perdere un pezzo tanto importante e prezioso della propria storia senza fare neppure un tentativo. Nasce da qui l'iniziativa organizzata dal pittore Luca Macchi insieme ad Andrea Mancini, che il 18 dicembre al circolo Cheli, alle 21,30, terranno un incontro pubblico proprio per affrontare la questione del San Francesco. «Ne abbiamo già parlato con l'amministratore diocesano, don Morello Morelli, chiedendogli di intervenire – spiega Luca Macchi – in attesa dell'arrivo del nuovo vescovo Migliavacca che è già al corrente della situazione. Proveremo ad ottenere un rinvio, anche se è chiaro che con certi numeri non è possibile fare vita di comunità. Dispiace perché si tratta di una struttura che ha un legame antico con la città di San Miniato. Basti pensare che nell'Ottocento, dopo la sua soppressione e la trasformazione in caserma, i sanminiatesi fecero una colletta per riscattarla e restituirla ai frati».
Quale futuro. Negli ultimi anni, inoltre, la foresteria del convento ha rappresentato un punto di sosta per migliaia di pellegrini lungo la via Francigena. La struttura, del resto, vanta un'infinità di locali, anche di grande pregio storico-artistico, insieme a decine e decine di camere. Inevitabile chiedersi quale potrà essere il futuro del convento, interamente di proprietà dell'ordine francescano, anche se padre Alessandro esclude subito l'ipotesi di un'eventuale vendita a fini turistici.
Ipotesi centro di recupero. «La vendita è da escludere – dice – Da parte nostra abbiamo espresso il desiderio che venga concesso in affidamento ad un ente o a un'associazione che opera nell'assistenza». A San Miniato, infatti le indiscrezioni parlano della possibile trasformazione del convento in un centro di recupero, ma per adesso si tratta solo di un ipotesi. Quel che è certo è che le potenzialità della struttura sono enormi. Da capire se nella questione proverà ad inserirsi anche l'amministrazione comunale».
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