Il Tirreno

Pontedera

Marito allontanato da casa dopo le percosse alla moglie

Marito allontanato da casa dopo le percosse alla moglie

I carabinieri di Castelfranco hanno eseguito l’ordinanza emessa dal giudice a carico di un operaio di 43 anni che è stato denunciato dal coniuge

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CASTELFRANCO DI SOTTO. Un’altra storia di maltrattamenti in famiglia che finisce, dopo più interventi dei carabinieri e la denuncia di una moglie picchiata, con l’intervento del tribunale.

I carabinieri di Castelfranco, infatti, hanno dato esecuzione proprio ieri mattina all’ordinanza disposta dal gip di Pisa nei confronti di un operaio senegalese di 43 anni accusato di avere picchiato più volte la moglie. La donna, stanca dei continui litigi spesso finiti con percosse, si è decisa a denunciare la situazione in cui si trova. In particolare sarebbe stato un episodio avvenuto a metà novembre a convincerla che la situazione aveva passato il limite e che lei avrebbe dovuto fare qualcosa per cercare di cambiarla. I carabinieri hanno quindi informato la Procura che ha chiesto un provvedimento in grado di tenere lontano l’uomo dal contesto familiare. Così gli è stato notificato sia l’obbligo di allontanamento della casa coniugale, sia il divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla moglie. È questo l’iter previsto nei casi di maltrattamenti in famiglia o di atti persecutori.

Una nuova storia, dunque, di violenze che avvengono tra le mura domestiche. Una vera piaga. Basti pensare che l’anno scorso all’ospedale Lotti di Pontedera sono stati aperti 101 codici rosa, per altrettante vittime di violenze, che non sempre sono state donne.

Il modello adottato in Valdera - va precisato che Castelfranco fa riferimento all’Asl empolese ma i protocolli sono simili - per prevenire la violenza, proteggere le vittime e contrastare il fenomeno, è caratterizzato dalla messa in atto di interventi che superino la frammentazione delle azioni e vedano lavorare insieme le istituzioni sociosanitarie, l'ospedale e il mondo dell'associazionismo e, più in generale, del privato sociale, in un sistema strutturato che si basa sulle diverse esperienze e sulle buone pratiche già realizzate.

Il codice rosa non sostituisce quello di gravità, ma viene assegnato insieme a questo da personale addestrato a riconoscere segnali non sempre evidenti di una violenza subita anche se non dichiarata. Quando viene assegnato un codice rosa, si attiva il gruppo operativo composto da personale sanitario (medici, infermieri, psicologi) e dalle forze dell'ordine.

Il gruppo operativo dà cura e sostegno alla vittima, avvia le procedure di indagine per individuare l'autore della violenza e, se necessario, attiva le strutture territoriali. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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