Sicurezza
Crisi, in sei anni l’edilizia ha perso 1.700 addetti
Quasi tutti i settori dell’economia provinciale sono ancora in forte difficoltà Si salva il settore della conceria che riesce a mantenere le posizioni
PONTEDERA. «Il settore del legno? Un disastro. Quasi quanto quello edile». Nicola Triolo, sindacalista della Cgil, va dritto al sodo: «Il momento è estremamente negativo per tutti, salvo pochissime eccezioni». Il viaggio tra i comparti produttivi più importanti della provincia di Pisa comincia così. E quello che si trova più avanti non è molto incoraggiante. Certo, c’è sempre il conciario a salvare parte della baracca, anche se di problemi ce ne sono eccome anche dalle parti di Santa Croce sull’Arno e dintorni. Per non parlare, poi, del calzaturiero.
La convinzione di Triolo parte dai numeri: «Nel 2009 il settore del legno in provincia di Pisa aveva 450 dipendenti, oggi si sono ridotti a 250». E prosegue provando a immaginare il futuro: «Nell’aria c’è una ulteriore contrazione, perché lo stop all’export verso la Russia e i Paesi dell’ex Unione sovietica è un peso insopportabile per troppe aziende, specie di Ponsacco e Perignano. Meglio se la passa chi lavora per la nautica, specie nella zona di Cascina. Ma si tratta di realtà che non riescono ad assorbire molto personale». E, guardando i numeri, come testimoniano quelli della Camera di Commercio, si vede che, nel secondo trimestre di quest’anno, la produzione è leggermente risalita rispetto ai tre mesi precedenti (+0,2%), ma il fatturato ha accusato un crollo (-5,2%) con ordinativi stabili (-0,4%), ma col calo dell’occupazione (-1,3%).
Dati che, anche per l’edilizia, servono a inquadrare il contesto. Da aprile a giugno di quest’anno, il comparto ha fatto registrare un -0,72% rispetto al periodo gennaio-marzo 2015. Ma sono gli occupati a dare il vero senso della situazione. «In sei anni sono scesi dai 3.400 agli attuali 1.700 - riprende Triolo - Una diminuzione verticale del 50% che la dice lunga in quali situazioni sia caduto uno dei settori trainanti dell’economia. E il motivo è l’assenza di grandi opere».
E senza formazione e nuove idee sarà difficile che il calzaturiero rialzi la testa. A dirlo sono Loris Mainardi e Fabio Carmignani, entrambi della Cgil, che seguono il settore in provincia. «Ci sono casi positivi - dicono - come il Ballerina. Ma anche situazioni difficili come quella del Lion o quelle create dalle recenti chiusure del Quiroga e del Marros. Però è singolare e indicativo che nell’area fiorentina, invece, il lavoro e le assunzioni non manchino». E i dati del secondo trimestre parlano chiaro: -6,8% la produzione, -5,5% il fatturato, -6,8% gli ordinativi.
Una crisi profonda che la concia non sa neppure cosa sia. Anche se tra chi vende le pelli in tutto il mondo il momento non è dei più esaltanti. «La svolta è attesa per la metà di febbraio - dice Mainardi - quando partirà la produzione per le collezioni invernali. E speriamo che non succeda come per l’estivo che è in produzione adesso e che non è assolutamente partito come ci si aspettava per mancanza di ordinativi». Da qui il calo di produzione e ordinativi del secondo trimestre (entrambi a -0,96%) a fronte di un aumento del fatturato dell’1,3%.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
