Sicurezza
Molestò una minorenne, confermata la condanna
Valdicecina, tre anni e mezzo la pena inflitta in primo grado a Pisa con rito abbreviato. In appello riduzione di venti giorni. L’uomo fu arrestato dopo le indagini
VOLTERRA. La corte di appello ha confermato la sentenza di condanna emessa dal tribunale di Pisa nei confronti di un uomo che era stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di avere compiuto atti sessuali nei confronti di una bambina. All’epoca dei fatti la piccola aveva 11 anni e l’uomo la conosceva, abitando entrambi in un piccolo centro della Valdicecina.
[[atex:gelocal:il-tirreno:pontedera:cronaca:1.6691825:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pontedera/cronaca/2013/03/13/news/molestie-sessuali-prime-applicazioni-delle-nuove-norme-1.6691825]]
La vicenda, che risale al dicembre 2013, ha segnato tutti i protagonisti, a cominciare dalla minore. In primo grado l’uomo - del quale non riveliamo il nome per evitare che la vittima sia identificata - era stato condannato a tre anni e mezzo di carcere. In appello la sentenza è stata sostanzialmente confermata con una riduzione di venti giorni rispetto alla pena detentiva.
Tutto è iniziato una sera di dicembre quando la bambina si è confidata in famiglia e ha raccontato di essere stata molestata dal vicino di casa, 44 anni, incontrato per la strada. Lui, secondo quanto è stato poi accertato, l'aveva invitata a seguirlo, a fare un giro con lei intorno a casa. E poi aveva tentato un approccio con la minorenne.
L'aveva spinta dentro un corridoio e si era spogliato per poi cercare un contatto con lei. Per fortuna la bambina era riuscita a sottrarsi a quelle morbose attenzioni.
Le indagini dei carabinieri, andate avanti per circa un mese con numerosi appostamenti e drammatici racconti, avevano poi permesso di ricostruire tutta la vicenda e anche precedenti episodi durante i quali l’uomo, con minacce più o meno velate, era riuscito a costringere la bambina a stare zitta.
Sembrava che il processo di primo grado, in tribunale a Pisa, potesse chiudere la dolorosa vicenda. Ma non è stato così. L'imputato davanti al gip del tribunale di Pisa, Elsa Iadaresta, aveva scelto, nell’ottobre del 2014, il rito abbreviato (così da essere giudicato sulla base di quanto era emerso durante le indagini) e la sentenza era stata emessa in camera di consiglio. Ovviamente i fatti sono stati coperti dalla massima riservatezza a tutela della parte offesa, la cui famiglia si è costituita parte civile al processo.
Il ricorso in appello - a Firenze - da parte dell’imputato aveva acceso nuove ansie, soprattutto in chi ha bisogno di voltare pagina e di chiudere con tanto dolore.
Nelle fasi delle indagini, comunque, era già emerso in maniera abbastanza chiara come si erano svolti i fatti. In seguito all’arresto la convivenza in una piccola comunità, dove tutti si conoscono, è diventata complessa.
La sentenza di secondo grado probabilmente contribuirà a mettere ulteriori punti fermi in tutta la storia che ha sconvolto le due famiglie rimaste coinvolte. (s.c.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
