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La mafia si è infiltrata anche a Pisa e provincia

La mafia si è infiltrata anche a Pisa e provincia

Se ne è parlato al vertice della Fondazione Caponnetto contro la criminalità Presenti forze dell’ordine, politici, associazioni e allievi dell’istituto Pesenti

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CASCINA. La mafia c’è, ed è attiva anche sul nostro territorio. Nella terza e ultima giornata di lavori del 21° vertice antimafia, la Città del teatro di Cascina ha accolto alcune delle più importanti figure di riferimento nazionali impegnate nella lotta al crimine organizzato.

Di fronte a un gruppo di studenti dell’Istituto Pesenti e ai vertici delle forze di polizia, la Fondazione Antonio Caponnetto ha organizzato un dibattito sui beni confiscati alle mafie. Presenti il senatore Mario Giarrusso (componente della Commissione parlamentare antimafia), il magistrato Catello Maresca della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, il questore di Pisa Alberto Francini e il sindaco di Cascina Alessio Antonelli.

«Come sede del vertice abbiamo scelto la Toscana - dice il presidente della Fondazione Caponnetto, Salvatore Calleri - perché non esistono più isole felici. Non dobbiamo assolutamente abbassare la guardia». Anche il nostro territorio non è rimasto immune alle infiltrazioni mafiose. «Pisa e provincia - continua Calleri - hanno subìto la stessa sorte delle altre parti d’Italia. Questi incontri servono per parlare del problema, senza allarmismi, ma nemmeno sottovalutandone l’entità. Nel complesso la Toscana è una terra sana e, tolti alcuni casi isolati, dobbiamo impedire il rischio di colonizzazioni mafiose del territorio».

La mafia, però, non è più quella raffigurata nei film, anzi, se non strettamente necessario, difficilmente vuole farsi notare.

«C’è una mafia arcaica, quella delle sparatorie - conclude Calleri - e c’è una mafia commerciale. Il nostro compito è di rammentare a tutti che queste sono due facce della stessa medaglia. Convivono, e la mafia degli affari ha sempre anche un braccio armato».

Proprio negli affari e intorno al potere, il crimine organizzato sembra avere trovato il migliore modo per espandersi.

«Quando ci sono soldi ed imprenditori poco rispettosi delle regole - conferma il questore di Pisa, Alberto Francini - la mafia c’è sempre: che sia Palermo, Napoli, Milano o Pisa. Le azioni possibili sono due: mantenere alta la vigilanza avvalendoci degli organi di repressione ormai collaudati; e qui, più che altrove, fare in modo che le istituzioni, i gruppi imprenditoriali e i cittadini, presidino il territorio con atteggiamenti giusti, volti ad escludere tutto ciò che non sta nelle regole».

Anche Fernando Mellea, presente all’evento nella doppia veste di professore e assessore alla legalità del Comune di Cascina, ha le idee chiare. «Diverse classi dell’Istituto Pesenti - racconta Mellea - hanno partecipato a un progetto della Fondazione Caponnetto. Lo sviluppo di una coscienza critica nelle giovani generazioni rimane in assoluto uno delle migliori risposte al crimine organizzato».

Carlo Palotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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