Il Tirreno

Pontedera

«Ciao Francesco spirito libero e anarchico»

di Tommaso Silvi
«Ciao Francesco spirito libero e anarchico»

Decine di persone alla festa per salutare il giovane di 25 anni morto nel sonno

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MONTECATINI VALDICECINA. La determinazione di non volersi arrendere di fronte al dolore si mischia con i colori della natura. L'idea che sulla Terra siamo solo di passaggio viene accarezzata dal fiato gelido della tramontana. I ricordi, la commozione e le lacrime si rifugiano dentro alla musica che esce limpida dalle casse. Non ci sono mazzi di fiori. A dominare è lo spirito selvaggio. Ovunque. Domina sulla vegetazione, colorata d'autunno, e sui volti della gente. Per la maggior parte giovani, seminascosti dentro giacconi pesanti per ripararsi dal freddo. Tra la folla nascono abbracci spontanei, infiniti, che terminano con una pacca sulla spalla e il sorriso tiepido di chi si sente meno solo nella sofferenza.

Sulle colline a una manciata di chilometri da Montecatini Valdicecina non è un giorno come gli altri. È la giornata di Francesco. Francesco Vaira, 25enne cresciuto a Volterra e a Chianni, trovato senza vita lunedì mattina a Firenze, quartiere Porta al Prato, nel letto della sua abitazione che usava come base prima dei suoi continui viaggi in su e in giù per lo Stivale. Libero, desideroso di scoprire il mondo passo dopo passo, assaporando ogni strada, ogni accento. Tutto ciò che si poneva tra lui e i suoi sogni era come se non esistesse.

«Un figlio che ha uno spirito libero non è facile da gestire, ve lo assicuro. Francesco era un ragazzo determinato, testardo, tanto da litigare spesso anche con i suoi amici. Aveva un carattere forte, ma sapeva farsi volere bene. Guardate là...". Pasquale Vaira, padre di Francesco, conosciuto in Valdera e nel centro Italia per il "Circusbandando", teatro itinerante per bambini di cui è fondatore e attore principale insieme alla moglie, Giulia Villa, indica l'ampio giardino dell'agriturismo Podere Casanova. Tantissimi giovani, alcuni dei quali stanno finendo di allestire casse e pc per iniziare a suonare.

L'ultimo saluto a Francesco è un evento. Voluto dal padre, che il giorno dopo aver perso il figlio ha guardato in faccia la crudezza della vita e ha detto: «Voglio fare una festa, un momento d'incontro con tutti i suoi amici. Una giornata libertaria e anarchica, come era Francesco. Sono sicuro che anche lui avrebbe voluto così».

Un catering distribuisce salumi, formaggi e bevande. Il ritmo inizia a uscire dalle casse. I coniugi Vaira e il fratello di Francesco, Michelangelo, vengono sommersi dagli abbracci della gente, che varca l'ingresso dell'agriturismo. Non aveva molti contatti a Chianni Francesco, la sua famiglia si è trasferita nel paese dell'Alta Valdera soltanto sei anni fa, dopo vent'anni vissuti a pochi chilometri da Volterra, dove il 25enne si era diplomato al liceo "Carducci". I Vaira in precedenza hanno vissuto in Brianza, a Monza. Pasquale, in arte Paco Paquito, ha sempre insegnato musica nelle scuole medie. Prima in Lombardia, poi in Toscana. Attualmente fa il prof. a Capannoli. Un ragazzone si avvicina. Si chiama Andrea. Conosceva Francesco, le famiglie erano amiche. «Venerdì scorso era venuto a trovarmi al ristorante dove lavoro, a Firenze. Mi aveva detto che avrebbe voluto aprire un negozio, capace anche di fare da punto di ritrovo per i giovani. Francesco andava, non perdeva tempo in chiacchiere. Partiva e basta».

Gli occhi si bagnano, una boccata alla sigaretta e Andrea si allontana. Torna nel gruppo di giacche lunghe e pesanti, nella distesa di occhiali scuri. Lì dove il dolore esce fuori a poco a poco. Chi lo conosceva lo sa bene: Francesco non avrebbe voluto lacrime nel giorno della sua festa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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