Gioco
La storia di Viviano, dai vicoli dei mafiosi al mestiere di cronista
Il 28 novembre l’inviato di Repubblica riceverà il riconoscimento intitolato al giornalista del Tirreno scomparso a soli 32 anni. Per la sezione giovani riconoscimento a Jacopo Storni del Corriere Fiorentino
SAN MINIATO. "Io, killer mancato": Il giornalista cresciuto con i mafiosi, Francesco Viviano, si racconta nell'autobiografia, pubblicata un anno fa, e che contribuisce a far conoscere le storie e le tante contraddizioni della Sicilia e del nostro Paese. E al tempo stesso trasmette ai giovani la voglia di fare il mestiere di cronista restando vicino alla strada, senza rinunciare ai fidati rapporti con le fonti personali, alla voglia di parlare con chiunque possa dare una notizia utile ad un'inchiesta. A Viviano, scrittore e giornalista, oggi inviato di Repubblica, sarà assegnata il 28 novembre la 22ma edizione del premio Roberto Ghinetti, in memoria del giovane giornalista scomparso a soli 32 anni in seguito ad una malattia, quando lavorava come redattore per il Tirreno, a Pontedera. Per la sezione giovani sarà premiato Jacopo Storni, giornalista del Corriere fiorentino.
Un'altra edizione del premio, istituito nel 1994 dal Comune di San Miniato e dal quotidiano Il Tirreno, che si caratterizza per la scelta di assegnare riconoscimenti a chi privilegia il giornalismo di inchiesta. Basta scorrere l'albo d'oro per trovare nomi prestigiosi quali Sandro Curzi, Giulio Borrelli, Giovanni Maria Bellu, Giuseppe D'Avanzo, Milena Gabanelli, Fabrizio Gatti, Lirio Abbate, Luisella Costamagna, Riccardo Iacona, Paolo Rumiz, Luca Telese, Andrea Purgatori, Aldo Cazzullo.
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Con questa iniziativa infatti il Comune di San Miniato intende premiare, ogni anno, chi ha fatto del giornalismo un impegno prioritario della propria vita, svolgendo il proprio lavoro di informazione con professionalità e senso etico. Il premio è patrocinato dalla Regione e dalla Provincia di Pisa e gode del sostegno dell'Ordine dei Giornalisti della Toscana, dell'Associazione Stampa e dell'Associazione Information Safety and Freedom. La cerimonia, con il sindaco, Vittorio Gabbanini e il direttore del Tirreno, Omar Monestier, avrà inizio alle 17.30 nella sala del consiglio comunale.
Quest'anno è stato deciso di assegnare il premio Ghinetti a Francesco Viviano per due motivi. Il primo di carattere professionale perché con il suo costante lavoro di cronista, autore di numerosi scoop e profondo conoscitore di mafiosi e dei processi di mafia, testimonia nell'arco della sua lunga carriera l'amore per la ricerca della verità, raccontata spesso come inviato sul campo. Viviano è nato a Palermo, nel quartiere dell'Alberghiera, ha analizzato l'evoluzione di Cosa nostra dalle stragi, come quelle di Capaci, Via D'Amelio e dell'estate del 1993, fino ai giorni nostri. E' stato inviato in Iraq e in Afghanistan. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti e più volte è stato insignito del titolo di Cronista dell'anno. Il secondo più legato alla storia personale del giornalista. Che è anche una storia di speranza oltre che un esempio per i giovani della sua terra, la Sicilia. La sua autobiografia "Io, killer mancato" dimostra che c'è anche chi non si arrende ai soldi o alla vendetta.
Francesco, rimasto orfano del padre quando era piccolo, era pronto, pistola in pugno, ad uccidere l'assassino di suo padre. Poi i suoi occhi incrociarono quelli di un bambino, portato in braccio da quell'uomo che gli aveva ucciso il papà: un momento di esitazione e il diciassettenne cresciuto all’Alberghiera di Palermo capisce che c'è un'altra possibilità per lui e la sua famiglia. «Lì credo sia cambiato tutto: potevo essere un killer, magari essere affiliato a Cosa Nostra, e invece divenni giornalista» racconta nel libro pubblicato da Chiarelettere. «Nonostante mio padre fosse un ladro, non c'era nel mio dna la naturale predisposizione al furto, e nemmeno all'assassinio. Per questo non so se la mia vita poteva essere migliore se mio padre fosse rimasto in vita». Quel giorno la svolta, anche se i risultati arriveranno in seguito. Viviano accetta qualsiasi lavoro purché sia onesto. Fino a quanto gli arriva la grande occasione e comincia a lavorare per l'agenzia Ansa a Palermo. Sono gli anni delle stragi di mafia. Il cronista Viviano tira fuori tutto quello che ha imparato da ragazzo, cresciuto tra i vicoli di Palermo.
Ciò che ha imparato crescendo per strada, però, a Viviano è poi tornato utile anche nel rapporto con le fonti: un rapporto che gli ha garantito di mettere a segno scoop ed esclusive. «Con le fonti ho sempre un rapporto di rispetto: quando fanno una replica smentendo la stessa notizia che mi hanno dato il giorno prima, oppure quando mi danno una notizia che si dimostra falsa, ovviamente in privato mi arrabbio, ma non li sputtano mai pubblicamente. C'è una sorta di onore e di rispetto reciproco che probabilmente solo noi siciliani possiamo capire». E così, pagina dopo pagina, si rivivono alcuni eventi che hanno segnato la storia del nostro Paese, gli omicidi di Falcone e Borsellino, l'arresto di Brusca fino alle prime rivelazioni sulla trattativa tra Stato e Mafia. Il 26 marzo 1966, quando Viviano va ad aspettare l'assassino del padre, rappresenta probabilmente l'inizio di una seconda vita in cui i "colpi" giornalistici forse non ci sarebbero stati senza gli insegnamenti dei vicoli dell'Albergheria.
Per la sezione giovani il premio sarà consegnato a Jacopo Storni che ha focalizzato la sua attenzione sugli schiavi dei giorni nostri. Nel libro "Sparategli" (Editori Riuniti), Jacopo fa un reportage sulla condizione dei migranti nella penisola: dalle braccianti rumene che si prostituiscono di notte ai rifugiati dell'ex magazzino dell'ospedale Meyer di Firenze.
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