Il Tirreno

Pontedera

Una scia di furti e danni all’ambiente

Una scia di furti e danni all’ambiente

In passato i carabinieri hanno arrestato alcune persone dopo un inseguimento, ma il fenomeno non è stato sconfitto

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PONTEDERA. Sta diventando assai frequente apprendere di furti o di tentativi di furto all’oleodotto che corre da Livorno a Calenzano, lungo la Firenze-Pisa-Livorno e la ferrovia. Una lunga scia di colpi (o tentativi) che, spesso, hanno provocato più problemi sociali e ambientali che economici ad Eni, la società che gestisce la tubatura per il carburante.

Il primo episodio risale al maggio di due anni fa. Due romeni rischiarono di morire nel tentativo di rubare carburante nella campagna di San Miniato. Secondo i resoconti dell’epoca, infatti, se in quel momento la pressione fosse stata più alta, si sarebbe potuta verificare un’esplosione. Invece si trattò semplicemente di un problema che provocò la fuoriuscita incontrollata della sostanza oleosa, obbligandoli a fuggire. A quel punto, però, l’allarme era già scattato e i due furono arrestati dai carabinieri. Il problema maggiore, comunque, lo vissero i passeggeri dei treni, costretti a interminabili ore di attesa, prima di poter riprendere il loro viaggio, visto che la circolazione ferroviaria fu interrotta a causa delle operazioni di bonifica dei terreni.

Nel dicembre successivo, Eni segnalò un’anomalia notturna all’impianto, nella zona di San Miniato, senza però specificare se fosse stato rubato carburante oppure se il colpo fosse fallito. L’intervento dei carabinieri non produsse prove del passaggio dei ladri. Ma quella volta non si verificarono danni ambientali.

A un anno di distanza un episodio particolarmente pesante dal punto di vista ambientale. Nell’area di Latignano, nel Comune di Cascina, non lontano dalla zona industriale di Gello di Pontedera, venne scoperto un foro nell’oleodotto. In un primo momento non fu chiaro se fosse stato usato per rubare gasolio oppure no. Poi, però, le indagini dei carabinieri permisero di capire che gli autori del buco lo avevano usato in tantissime occasioni per “succhiare” gasolio senza pagare un euro.

Dopo due giorni, però, si scoprì che da quel punto della tubatura era fuoriuscito carburante che, per una serie concause, era andato a finire nello Scolmatore e da qui fino al mare davanti a Livorno. Un danno enorme, a cui i tecnici di vari enti e aziende specializzate provarono a fare fronte, limitando i problemi d’inquinamento ambientale.

Lo scorso maggio, poi, un altro episodio simile che, come esattamente due anni prima, fu causa di disagi e ritardi anche alla linea ferroviaria. Ancora una volta nella zona di San Miniato, nella vicinanze dell’Interoporto. Un foro grande come una moneta da due euro paralizzò gran parte della Toscana. Stesso copione: i ladri arrivarono, fecero il buco, ma qualcosa andò storto e il carburante fuoriuscì in maniera incontrollata allagando la campagna circostante e obbligando la banda a fuggire. Difficile da gestire il contesto ambientale con operazioni che bloccarono la ferrovia, scatenando la rabbia dei pendolari, alle prese con il caos per buona parte della giornata.

Il mese successivo un altro sversamento di carburante dovuto a un tentato furto a Ginestra Fiorentina, mentre nel luglio di quest’anno un romeno è stato arrestato perché sorpreso a rubare gasolio dall’oleodotto. Era arrivato a bordo di un furgone di un noto corriere espresso.

Dall’agosto scorso in poi i furti e i tentati furti hanno subito una escalation. Se ne contano addirittura sette in quattro mesi, alcuni dei quali finiti con arresti da parte delle forze dell’ordine. Un episodio ha visto addirittura un inseguimento dalla Toscana al Lazio. (a.q.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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