Lutto
La sopravvissuta alla strage: «Non riaprite la pirotecnica»
Simona Panicucci vide morire quattro colleghi e rimase gravemente ferita nell’esplosione
TERRICCIOLA. Esistono silenzi che parlano. Momenti in cui le parole escono a fatica. Certe sensazioni si raccontano con difficoltà. La mente si offusca, il fiato si accorcia e i ricordi affiorano alla velocità della luce. Simona Panicucci, sopravvissuta al tremendo scoppio avvenuto nel novembre 2001 all'interno dell'azienda di prodotti pirotecnici Ciandri, a Morrona, nel comune di Terricciola, in cui persero la vita quattro persone, non vuole pensare a una riapertura della ditta. Eventualità che invece sta prendendo seriamente in considerazione l'imprenditore ponsacchino Francesco Nerli, che ha già avviato la procedura per riaprire i battenti della struttura.
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«Non è un negozio di giocattoli, è un luogo in cui è accaduta una tragedia. Se dovessero riaprirlo non sarei contenta». Il pensiero di Simona esce fuori tutto d'un fiato. Dopo una pausa di pochi secondi, ma densa di pensieri che fanno vibrare il cuore. Lei quel giorno maledetto di 14 anni fa riuscì a salvarsi per miracolo: «Uscii dal capannone per andare in bagno e una volta rientrata sentii un boato tremendo. Poi il vuoto, non ricordo più niente, solo piccoli flash». Frammenti che Simona sceglie di rivivere e raccontare con la difficoltà di chi sta mettendo a nudo una parte delicata della propria memoria. «Venni sbalzata a molti metri di distanza, ricordo le voci dei soccorritori che cercavano i nostri corpi. C'era anche il mio fidanzato dell'epoca, oggi mio marito».
Nel 2001 Simona Panicucci aveva 26 anni. Oggi svolge servizi domestici a domicilio, ma porta ancora sul corpo i segni di un giorno da incubo. «Ho alcune ustioni sulla pelle e problemi di udito. Ogni volta che mi guardo allo specchio ripenso a quel pomeriggio, col passare degli anni ho imparato a conviverci, ma non è stato facile». Eppure in alcuni momenti tornano in testa i rumori, i suoni e le sensazioni di dolore su tutto il corpo. Come se il nastro della vita si stesse riavvolgendo all'improvviso. Senza possibilità di essere fermato. «Il rombo dell'elicottero che mi trasferì da Pisa al Centro grandi ustionati di Genova. Se ci ripenso mi sembra di sentirlo ancora».
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Non ha molta voglia di raccontare la sua storia Simona. Suo padre, Romano, pochi giorni fa ha inviato alla redazione del “Tirreno” una lettera con cui ha chiesto l'intitolazione di una strada alle quattro vittime dell'incidente alla pirotecnica Ciandri: Ilaria Tani, Giovanna Tani, Vasco Squarcini e Fabrizio Sansone.
«Sono d'accordo con mio padre - spiega Simona - e credo che sarebbe un gesto importante per le famiglie dei miei quattro ex colleghi».
A chi invece ha intenzione di riaprire la fabbrica di fuochi d'artificio Simona Panicucci non ha granché da dire. O meglio, avrebbe tante cose da spiegare, ma non sa da dove cominciare. Lo afferma lei stessa. Con lo stesso tono di voce leggero e pacato con cui chiude la telefonata: «Avrei molto da dire, ma non mi viene in mente niente. Dico solo di fermarsi un attimo a pensare e capire cosa significa un azienda di fuochi d'artificio per gli abitanti dei paesi del comune di Terricciola. Non ho altro da aggiungere».
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