Gioco
La Provincia lascia il Polo tecnologico: scatta il ricorso al Tar
In ballo ci sono 4,5 milioni di euro. Se la società dovesse pagare ci sarebbero gravi problemi per la struttura e le aziende ospiti
NAVACCHIO. Il Polo di Navacchio ha presentato un ricorso al Tar contro la decisione della Provincia di Pisa di ritirare la propria partecipazione all'interno della società (il 46,75% delle quote). La discussione è prevista per il prossimo anno, ma la vicenda rischia di avere strascichi rilevanti per il futuro della stessa struttura in cui operano 55 aziende e più di 500 addetti.
Effetto domino. La questione di base del ricorso riguarda il fatto che la Provincia non ritiene strategico il Polo rispetto ai suoi obiettivi istituzionali e, nell'ottica della riduzione di partecipazioni da parte dell'ente, ritira le quote. Ma "obbliga" lo stesso Polo a riacquistarle valutandole addirittura 4,5 milioni di euro. E il nocciolo sta tutto qui. «Se dovessimo arrivare a pagare quella cifra avremmo notevoli problemi sia per la nostra società che, a cascata, anche per le aziende che lavorano nel nostro parco tecnologico», dice Andrea Di Benedetto, presidente e amministratore delegato della Polo Navacchio Spa, la società che conta dieci dipendenti e che è proprietaria degli immobili al 70% e che gestisce il parco tecnologico, oltre all'incubatore d'imprese.
Da una giunta all’altra. La vicenda risale alla precedente legislatura provinciale, quando la giunta dell'allora presidente Andrea Pieroni decise che «il Polo, dopo la fase iniziale di vita, non aveva più bisogno della partecipazione della Provincia - racconta Di Benedetto - e stabilì quindi che parte delle quote che deteneva sarebbero state messe sul mercato per chi fosse interessato all'acquisto. L'obbligo da parte nostra, dopo che un bando di gara è andato deserto, è stato deciso dall'attuale giunta di cui è presidente il sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, in seguito ad una legge che obbliga le Province a dismettere le partecipazioni non strategiche. Con la Provincia il dialogo è aperto e, come prevede l’iter legislativo, procederemo a fare una valutazione del valore delle quote. Resta, però, il fatto che abbiamo una spada di Damocle sospesa sulla testa che ci crea notevoli problemi».
Le strade battute dal Polo. In attesa di presentarsi davanti al Tar, infatti, a Navacchio stanno comunque lavorando per ovviare a questa eventuale e ingente perdita di liquidità. «Da un lato stiamo individuando dei consulenti per effettuare la reale valutazione delle quote detenute dalla Provincia di Pisa, insieme al ricorso al Tar, in cui contestiamo il fatto di non essere strategici dopo una storia di 15 anni, investimenti per 24 milioni e una crescita economica delle aziende insediate che neppure la crisi mondiale ha arestato -dice ancora il preside- Dall'altro proviamo a muoverci con le nostre gambe in varie direzioni. Una di queste è un potenziamento delle nostre attività e un modo più efficiente di comunicarle, sia con le aziende del polo che verso l'esterno. Un altro è quello di ricercare investitori che ci permettano di far fronte all'uscita della Provincia, ma soprattutto all'eventuale esborso di denaro che questo comporterebbe».
Situazione stagnante. Di Benedetto spiega che «ci sono numerosi soggetti, tra fondi d'investimento e multinazionali tecnologiche, interessate a investire nella nostra struttura. L'interesse per il Polo riguarda la possibilità di entrare nel sistema pisano, fatto di imprese innovative e di realtà che portano avanti la ricerca e l'innovazione che ci rendono appetibili come territorio. Il problema è che, fino a quando non avremo risolto questa vicenda nessuno sarà disposto a entrare nella società».
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