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Pontedera

A Morrona tanti dubbi sulla nuova pirotecnica

A Morrona tanti dubbi sulla nuova pirotecnica

Parla l’imprenditore che vuol riaprire l’azienda dove morirono quattro persone «Gli incidenti sul lavoro sono frequenti». Il sindaco: «È un’attività pericolosa»

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PONTEDERA. «È chiaro che siamo tutti mortificati per quello che è successo nel 2001, ma la società va avanti».

Francesco Nerli, imprenditore di Ponsacco, sembra non avere dubbi o ripensamenti rispetto all’intenzione di aprire di nuovo una ditta di fuochi d’artificio a Morrona, dopo l’esplosione avvenuta alla pirotecnica Ciandri. Nello stesso luogo dove esattamente 14 anni fa morirono quattro persone a causa di un incidente mentre era in corso la preparazione di alcuni prodotti pirotecnici.

Per il paese nel comune di Terricciola, questo è un argomento delicato. È una ferita che, nella testa di molti, non si è ancora cicatrizzata. E la presentazione della documentazione per far ripartire l’attività ha creato non poche perplessità, all’indomani della richiesta del familiare di una sopravvissuta d’intitolare una strada alle persone morte nello scoppio alla ditta di fuochi d’artificio. «Quel giorno Morrona si trasformò in una zona di guerra - dice il sindaco, Maria Antonietta Fais - Impossibile da dimenticare. Come è impossibile non rimanere perplessi davanti alla decisione di riaprire un’azienda simile. Anche rispettando le normative, questo genere di attività miete vittime ogni anno. Ci eravamo resi disponibili a riconvertire l’area. Ma i responsabili della nuova società non ne hanno voluto sentire parlare».

Nerli è uno dei soci della Morrona Pirotecnica, questo il nome della ditta che ha avviato le procedure per aprire di nuovo l’attività. E risponde indirettamente a Fais sulla questione della riconversione: «Sembrano discorsi da bar. Però poi i soldi per l’intervento chi ce li dovrebbe mettere?».

L’imprenditore parla di quello che è accaduto 14 anni fa come di una fatalità: «Gli incidenti sul lavoro sono frequenti e succedono un po’ in tutti i settori. Come gli incidenti stradali. Semplicemente, capitano. Capisco che i pensieri delle persone, su argomenti simili, dividono l’opinione pubblica. Ma alla fine ognuno resta con il suo pensiero».

Secondo Fais, sarà solo lui a lavorare nell’azienda. Una nuova esperienza, quindi, dopo i fatti del 2001, che non convince l’allora titolare, Guido Vannozzi. Anche lui nutre molti dubbi sull’utilità di riaprire un’attività di produzione pirotecnica: «Dal processo sono uscito con una condanna di 3 anni e 10 mesi, oltre al pagamento dei danni alle parti civili. Credo che quel tipo di lavoro, prima o poi, tolga la vita alle persone. È per questo che non capisco il motivo di voler riaprire un’attività del genere».

Andreas Quirici

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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