Italia
«Doveroso intitolare una strada ai morti della pirotecnica Ciandri»
TERRICCIOLA. Quattordici anni fa la tragedia alla pirotecnica Ciandri, a Morrona, costata la vita a quattro giovani operai. A distanza di anni da quel terribile giorno Romano Panicucci, il padre di...
TERRICCIOLA. Quattordici anni fa la tragedia alla pirotecnica Ciandri, a Morrona, costata la vita a quattro giovani operai. A distanza di anni da quel terribile giorno Romano Panicucci, il padre di Simona, una delle operaie sopravvissuta allo scoppio della fabbrica di esplosivi, rivolge un appello, a nome suo e dei parenti delle vittime, chiedendo che quella strage non venga dimenticata e che i quattro morti sul lavoro siano ricordati con una cerimonia o un monumento che tramandi la loro storia.
Panicucci ha scritto una lettera aperta, rivolgendo un appello alle istituzioni. «Un’esplosione, un boato per tutta la Valdera, fu la tragedia. Era il 23 novembre 2001. Ore 18.20 nella pirotecnica Ciandri di Morrona rimasero dilaniate quattro giovani vite: Ilaria Tani, Giovanna Tani, Vasco Squarcini, Fabrizio Sansone. Simona Panicucci, la sopravvissuta alla strage, rimase ferita gravemente con ustioni sul 60% del corpo. Fu trasportata al Centro ustioni di Genova in coma e subì delicati interventi di chirurgia plastica e costruzione dei timpani lesionati dalla detonazione. Dopo due mesi venne finalmente dichiarata fuori pericolo», comincia la lettera.
Simona dopo quella tragedia si è sposata, è diventata mamma, la vita continua... «Io come padre lo posso dire, ma le altre famiglie che hanno un grande vuoto nella casa, nella vita e nel cuore non possono dire altrettanto. Ilaria ha lasciato genitori, fratello e sorella, il fidanzato. Loro a giorni si dovevano sposare, la casa era pronta, già arredata. Giovanna ha lasciato marito e figli. Vasco ha lasciato moglie e figli. Fabrizio, il più giovane, aveva solo ventuno anni, ha lasciato i genitori e i fratelli. Non ci sono parole per questa terribile tragedia, ma a volte un gesto, una ricordo può dare un raggio di sole nelle giornate più cupe».
Dopo averci pensato a lungo, Romano ha deciso di impegnarsi in questa direzione: «Mi sento portavoce, essendo così vicino alla tragedia. Vorrei che alle famiglie fosse rivolto un pensiero. Credo che il loro desiderio sia che le istituzioni comunali, provinciali e regionali ricordino le quattro vittime morte sul lavoro nella piena forza della vita. Quelle istituzioni democratiche e sociali che da quattordici anni non hanno mai speso una parola per queste vite o, se lo hanno fatto, è stato soltanto quando faceva comodo ai politici».
La richiesta è forte e al tempo stesso semplice. È quella di un segnale per mantenere la memoria di quattro morti sul lavoro: «Non chiedo molto, penso all'intitolazione di una strada, di un parco, di uno spazio pubblico "per non dimenticarli mai"». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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