Sicurezza
«Niente jihad, era solo curiosità» E si presenta con la tuta del Psg
Nell’interrogatorio Jalal El Hanaoui, accusato di apologia di atti terroristici, nega le accuse «In carcere mi chiamano Isis, ma io con loro non ho niente da spartire. Voglio tornare a Ponsacco»
PONSACCO. Respinge le accuse ed esprime solidarietà alle vittime degli attentati dell’Isis, Jalal El Hanaoui, il marocchino di 25 anni, residente con la famiglia a Ponsacco, che nel luglio scorso è stato accusato di apologia di atti terroristici e istigazione, attraverso pagine Facebook a lui riconducibili. Ieri è stato sottoposto a un interrogatorio da parte del pm della direzione distrettuale antimafia di Firenze, Angela Pietroiusti.
«Non ho mai pubblicato la bandiera dell'Isis, quell'immagine raffigura i sigilli dei documenti del Profeta e viene impiegata impropriamente da chi invece in questo modo sporca l'Islam», ha detto, tra l’altro, il venticinquenne nelle quattro ore d’interrogatorio, a cui si è presentato indossando una maglietta con la Tour Eiffelu e na tuta sportiva del Paris Sant Germain, due simboli della capitale francese. «Ho diverse tute sportive delle principali squadre di calcio, ma oggi mi sono vestito così per manifestare la mia solidarietà alle vittime della strage di Parigi», ha detto Jalal El Hanaoui, che è assistito dagli avvocati Marco Meoli e Tiziana Mannocci.
Il disoccupato è in carcere al don Bosco di Pisa da quattro mesi e ha chiesto «di tornare presto a casa, a Ponsacco, di ritrovare gli amici di sempre, che sono quasi tutti italiani. Le accuse contro di me sono state una coltellata al cuore. Qui dentro mi chiamano Isis e questo soprannome mi dà fastidio, perché io con loro non ho niente da spartire».
Secondo quanto riportato dai suoi legali, Jalal El Hanaoui ha risposto a tutte le domande, in un clima piuttosto disteso. «Non ho mai voluto fare propaganda al califfato - ha detto - Ciò che è stato trovato nella memoria del computer è il frutto di ricerche per interesse e curiosità, ma da parte mia non c'è alcuna adesione all'Isis». Tra le accuse che gli sono state mosse, c’è anche il fatto di avere navigato sul web con un software criptato e di avere conservato sulla memoria del telefono cellulare alcuni video dell'Isis. A questo proposito, il marocchino ha detto di aver «appreso dell'esistenza di quel software da un servizio in tv e ho voluto provare a usarlo, mentre per quanto riguarda i video si tratta di materiale che ricevevo attraverso gruppi di Whatsapp e che cancellavo immediatamente, ma la memoria del telefonino salva comunque i file ricevuti. Io non li ho mai diffusi, n richiesti».
Un’altra contestazione del pm ha riguardato alcune fotografie postate sui social network che lo ritraggono con una pistola in mano e di un suo viaggio in Turchia alla fine del 2014. «Credo - ha risposto - che quella sia un'arma giocattolo. Era una goliardata fatta insieme ad altri amici italiani. Riguardo al viaggio in Turchia, non è vero che ero diretto in Siria, era solo una vacanza in occasione del capodanno».
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