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Pontedera

infermieri contro l’azienda ospedaliera

Cambio-camice, ci sono altre 107 cause

Cambio-camice, ci sono altre 107 cause

PISA. Questione di minuti, affare di soldi. Per chi deve pagare, ma anche per chi conta di irrobustire lo stipendio. Una cascata di cause riempie il Tribunale del lavoro per veder riconosciuto il...

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PISA. Questione di minuti, affare di soldi. Per chi deve pagare, ma anche per chi conta di irrobustire lo stipendio. Una cascata di cause riempie il Tribunale del lavoro per veder riconosciuto il diritto alla retribuzione quando in ospedale si passa dagli abiti civili alle divise e viceversa all’arrivo e all’uscita dal turno. L’ospedale monetizza 5 minuti che i ricorrenti vogliono portare a 18.

Prima dell’estate erano 76 le citazioni a giudizio degli infermieri davanti al giudice del lavoro. L’elenco si è allungato di ulteriori 107 fascicoli, in una sorta di class action il cui esame è stato rinviato alla prossima primavera dai giudici Elisabetta Tarquini e Franco Piragine. Alla base dei 183 ricorsi, e altri ne arriveranno, c’è l’affermazione di un diritto che la Cassazione ha già stabilito essere legittimo: il pagamento di quello che per comodità è stato ribattezzato il "tempo tuta". Con la citazione a giudizio viene reclamata la retribuzione per quella fase di inizio e fine turno che si chiama vestizione. Indossare e togliersi gli indumenti necessari per lavorare sono gesti da includere nell'orario da mettere in busta paga è la tesi dei lavoratori. Una battaglia che, se vinta, alla fine dell'anno vuol dire avere in tasca almeno mille euro in più che, moltiplicati per i circa 1800 infermieri tra Cisanello e Santa Chiara, significa un esborso di almeno 1,8 milioni di euro all’anno. Nel 2014 fu proprio la dottoressa Tarquini ad accogliere il ricorso di 6 tra infermieri e infermiere riconoscendo alla vestizione una dignità di orario di lavoro. Quanto? 18 minuti, 9 in ingresso e 9 in uscita. Un conto da 23.176,27 euro. In uno dei tre ricorsi fronteggiati dall’azienda cinque tra infermiere e infermieri chiedono la differenza dei 13 minuti non riconosciuti dall’ospedale dal 2009 a fine 2014 per un conto di circa 22.000 euro. In altre due cause distinte, ma identiche nelle aspettative, in 102 chiedono al Tribunale «di accertare e dichiarare il diritto a vedersi incluso nell’orario di lavoro il tempo impiegato alla vestizione e svestizione degli indumenti da lavoro quali intervalli di tempo in cui i lavoratori si trovano sul luogo di lavoro, a disposizione del datore e nell’esercizio delle loro funzioni, per la durata di 18 minuti complessivi giornalieri».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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