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Inneggiò alla guerra santa, ma al pm dice: "L'Isis sporca l'Islam"
Il giovane marocchino residente a Ponsacco, che è stato arrestato a luglio, è stato ascoltato quattro ore dal pm Pietroiusti e ha espresso solidarietà alle vittime di Parigi
PONTEDERA. "Non ho mai pubblicato la bandiera dell'Isis, quell'immagine raffigura i sigilli dei documenti del Profeta e viene impiegata impropriamente da chi invece in questo modo sporca l'Islam".
E' uno dei passaggi-chiave dell' interrogatorio di Jalal El Hanaoui, il venticinquenne marocchino detenuto da quattro mesi nel carcere Don Bosco di Pisa con l'accusa di avere inneggiato alla jihad attraverso profili Facebook a lui riconducibili.
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Il pm della Dda fiorentina, Angela Pietroiusti, che conduce le indagini lo ha ascoltato dalle 10 alle 14 e il nordafricano, assistito dagli avvocati Marco Meoli e Tiziana Mannocci, ha risposto a tutte le domande.
Secondo quanto appreso, i toni del colloquio sono stati distesi: El Hanaoui, in Italia insieme ai genitori e a un fratello, ha cercato di spiegare le sue azioni sul web: "Non ho mai voluto fare propaganda al califfato. Ciò che è stato trovato nella memoria del computer - ha spiegato agli investigatori - è il frutto di ricerche per interesse e curiosità, ma da parte mia non c'è alcuna adesione all'Isis".
Il detenuto, secondo quanto appreso, si è presentato all' interrogatorio indossando una tuta del Paris Saint Germain e una maglietta con la Torre Eiffel. Al termine del colloquio ha voluto spiegare il suo abbigliamento: "Ho diverse tute sportive delle principali squadre di calcio, ma oggi mi sono vestito così per manifestare la mia solidarietà alle vittime della strage di Parigi".
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