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Marocchino accusato di istigare alla guerra di religione

Marocchino accusato di istigare alla guerra di religione

Viene interrogato oggi Jalal El Hanaoui, il 25enne di Ponsacco arrestato a luglio. Il giovane finito nei guai per messaggi sul web si difende: "Non sono un terrorista"

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PONSACCO. Sarà interrogato oggi 20 novembre, in carcera a Pisa, il marocchino di Ponsacco arrestato l’estate scorsa con una gravissima accusa. Jalal El Hanaoui, 25 anni, disoccupato anche se in passato aveva lavorato come pasticcere, è stato arrestato d’estate con l'accusa di reati specifici di propaganda e istigazione alla Jihad. Non era uno che frequentava la moschea, ma presidiava la rete con una propaganda incessante, secondo le accuse. "Ha successo chi muore martire. Chi cancella i peccati versando il sangue entrerà in paradiso profumato": così aveva scritto online il 9 giugno scorso esaltando il martirio musulmano per la Guerra Santa. E in un'altra immagine, raffigurante una decapitazione, il giovane disoccupato marocchino spiegava che questo è un modo per formare un terrorista, commentando: "Per alcuni sono assassini mentre per le mamme del Medio Oriente sono eroi". In un altro post su Fb insieme alla frase "Esegui la preghiera. Essa è la tua salvezza", pubblicava una foto modificata inserendo il vessillo simbolo dei terroristi dell'Isis.

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El Hanaoui gestiva come amministratore tre profili Facebook, da cui, accanto a discussioni su temi religiosi islamici, invitava però gli “amici” a posizioni oltranziste ed estremiste, evidenziando una chiara condotta per proselitismo a favore della partecipazione alla jihad (guerra santa). In un’altra foto invece si vedeva una scritta nel deserto che, tradotta, significa "solo la legge di Dio va seguita mentre le leggi degli uomini devono essere distrutte". Secondo gli investigatori l'arrestato, che si è sempre difeso respingendo ogni accusa, propugnava - come mezzi per realizzare lo stato islamico - anche stragi, omicidi, attentanti e danneggiamenti. In un suo commento si leggeva che si isserrà "dal sangue la bandiera dello stato islamico"; in un altro commento esortava "i democratici ad andare via, noi faremo la jihad". I tre profili Facebook di sua diretta gestione sono stati sottoposti a sequestro preventivo e oscurati.

El Hanaoui è in Italia da quando aveva 18 anni, per via di un ricongiungimento familiare. Il giovane è disoccupato e vive con i genitori e il fratello ventiduenne in un quartiere di case popolari alla periferia di Ponsacco, vicino al complesso sportivo "I Poggini". Il ragazzo intende chiarire ogni aspetto, senza sottrarsi ad alcuna domanda, per dimostrare che lui non è il soggetto che è stato dipinto dall’accusa. E stamani potrà ribardirlo davanti al pm Angela Pietroiusti della Procura di Firenze che segue l’inchiesta.

 

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