Gioco
Giovanni Gronchi, il presidente di cui gli americani non si fidavano
Accademici e studiosi a confronto sulle scelte e le decisioni fatte in politica estera dal Capo dello Stato nato a Pontedera
PONTEDERA. Successo e buona partecipazione per la due giorni su Giovanni Gronchi e la politica estera italiana durante il suo settennato presidenziale, promossa da Comune di Pontedera, Centro Studi Giovanni Gronchi, Fondazione Piaggio, Unione Valdera e Associazione Crescere Insieme.
La lettura del messaggio di apprezzamento per l’iniziativa, inviata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, apre il primo giorno del Convegno, svoltosi a Pontedera, che ha visto confrontarsi sulla figura del presidente Gronchi importanti accademici italiani e rappresentanti delle istituzioni e che ha riscosso un notevole successo, specie tra i molti giovani presenti.
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Il dibattito mattutino di venerdì 13 novembre è stato preceduto dai saluti delle autorità, come il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, che in una lunga lettera, ha salutato i presenti e ringraziato per l’iniziativa riconoscendone l’importanza, il sindaco di Pontedera, il consigliere regionale Andrea Pieroni e il professor Paolo Morelli, uno degli organizzatori dell’evento e autore del libro “Da Pontedera al Quirinale- Giovanni Gronchi dell’Italia del Novecento” distribuito ai partecipanti.
Il professor Pier Luigi Ballini dell’Università di Firenze ha moderato il dibattito della mattinata, volto a fornire un chiaro quadro di riferimento, a contestualizzare e a collocare storicamente il settennato del presidente Gronchi. Mentre il professor Daniele Caviglia, dell’Università degli Studi Internazionali di Roma, ha parlato dell’inserimento dell’Italia nel sistema di Bretton Woods, dell’importanza della stabilità monetaria, aspetto condiviso anche dal presidente Gronchi nei primi anni della sua presidenza, e della graduale messa in discussione dell’ortodossia monetaria, così come del ruolo dello stato nell’economia, con l’ingresso del Psi nell’area di governo, il professor Mazzei, dell’Università di Bergamo, ha ricordato la grande importanza per Giovanni Gronchi del “valore nazionale”, che ha sempre accompagnato ogni scelta di politica estera del presidente. Del ruolo dell’Italia, immaginato e voluto da Gronchi, anche nel processo di integrazione europea, ha parlato il professor Antonio Varsori dell’Università di Padova.
Nel pomeriggio, sempre nella sala del Museo Piaggio che ha ospitato l’evento, il dibattito, moderato dal professor Sandro Rogari dell’Università di Firenze, si è incentrato sulle direttrici della politica estera italiana negli anni della presidenza Gronchi, sul rapporto “controverso” tra il presidente e gli Stati Uniti, del quale ha parlato il professor Leopoldo Nuti dell’Università di Roma Tre, sul “viaggio di buona volontà” fatto dal presidente nell’Urss, sull’incontro con Chruščëv e sulle reazioni internazionali, raccontati dalla professoressa Bruna Bagnato dell’Università di Firenze.
Infine il professor Federico Niglia della Luiss di Roma ha affrontato il tema della posizione di Gronchi nei confronti della Germania, che rappresentava per lui un punto di riferimento, e della posizione nei confronti della “questione tedesca”.
Il primo giorno del convegno si è concluso con l’intervento dell’onorevole Sandro Gozi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega agli Affari Europei, che ha parlato del ruolo della Presidenza della Repubblica nel processo di integrazione europea, accostando la presidenza Gronchi a quella di un altro toscano, Carlo Azeglio Ciampi, e a quella di Giorgio Napolitano. Il sottosegretario ha inoltre dichiarato, dopo il termine del suo intervento, come per i giovani oggi sia importante “essere pienamente consapevoli di far parte di un grande continente, essere determinati a costruire l’Europa che manca, scommettere sull’Europa che c’è e sfruttare tutte le possibilità che offre”.
Nella mattinata di sabato 14 novembre nella Biblioteca Giovanni Gronchi, a pochi metri da dove si era svolto il giorno precedente, si è riaperto il convegno sulla figura del presidente, nato a Pontedera il 10 settembre 1887. Il professor Paolo Acanfora della Lumsa di Roma ha iniziato il dibattito, moderato dal professor Maurizio Vernassa dell’Università di Pisa, parlando della politica estera della Democrazia Cristiana tra gli anni ’40 e gli anni ’50, alla cui base vi era la visione dell’Italia come nazione “cattolica e latina” e dell’Europa come “mito di pace”. L’archivista Roberto Boldrini, ha raccontato l’interessante esperienza imprenditoriale di Gronchi nel periodo 1927-1942, mentre il professor Andrea Rapini dell’Università di Modena e Reggio Emilia ha spiegato il ruolo importante della “Vespa” e, in generale, dell’impresa Piaggio, a livello mondiale negli anni 60’ del Novecento.
I lavori si sono poi conclusi con le riflessioni del giovane Valerio Martinelli, studente della Scuola di Politiche fondata da Enrico Letta e presidente dell'Opera SpathaCrux Onlus di San Miniato, il quale ha affermato "l'esempio del presidente Gronchi, nostro conterraneo, insegna anche ai più giovani fra noi a rimanere determinati e lucidi davanti alle difficoltà che si possono presentare in ambito internazionale nel percorso di integrazione europea".
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