Sicurezza
«Ci lasciano vivere in case nel degrado»
Le richieste di alcune famiglie che abitano nelle due vecchie scuole di Titignano
CASCINA. È come camminare su un vulcano che solo all’apparenza è spento. Tutti i giorni potrebbero esplodere tensioni, perché la corrente salta in continuazione e non è sufficiente per alimentare le utenze degli alloggi. O perché il vicino di casa alza la voce o trasforma il giardino in comune in una discarica per materiali inerti. «Non è facile vivere nel degrado – ci accoglie una delle donne che vive nell’ex scuola “Favilla” a Titignano – a volte hai l’impressione che qualcuno si approfitti del nostro disagio, del fatto che non sappiamo come arrivare alla fine del mese o che le nostre condizioni economiche sono precarie».
Convivenze difficili. Più famiglie, soprattutto donne rimaste da sole con due figli a carico, nuclei di italiani o migranti, si trovano a condividere gli spazi di vecchie scuole che, una volta che le aule sono state liberate dai banchi e dalla cattedre, sono state adattate per dare risposte provvisorie all’emergenza abitativa. Nell’ex materna “Favilla” e nella vicina scuola media con palestra di Titignano, lungo la Tosco Romagnola, un tempo usato come dormitorio e centro di prima accoglienza per stranieri, le famiglie sfrattate dovrebbero restare solo pochi mesi. Nella pratica questo succede raramente. E la convivenza inevitabilmente finisce per diventare complicata.
Ex scuola media. L’esasperazione si legge negli occhi di chi ci apre la porta di casa e non ha problemi a mostrare le condizioni in cui vive.
I giardini delle due ex scuole sono invasi da erbacce di ogni genere e da rifiuti. Nel cortile dell’ex media sono rimaste anche due auto da rottamare. I pericoli per i bambini non mancano. «Avevamo una casa – racconta Michela, 27 anni, madre di tre figli, la più piccola ha un anno e mezzo – ma poi ho perso il lavoro e non siamo riusciti con mio marito a pagare l’affitto. Sono nella graduatoria delle case popolari ma il Comune dice che siamo una famiglia numerosa e che dobbiamo aspettare». In famiglia nessuno lavora, così spiegano. «Non possiamo vivere a lungo in questa situazione, se la scuola è stata chiusa sarà ancora agibile? Ci saranno rischi?. Il vetro della finestra di camera è rotto, è pericoloso per i miei figli ma nessuno del Comune è venuto a sistemarlo». I bagni sono in comune, sono quelli della vecchia scuola, con tutto quello che ne consegue. «Il riscaldamento è centralizzato ed è spento. La cucina va solo con le bombole del gas. Se usiamo le stufe la corrente non è sufficiente e quindi salta in continuazione». Non è facile capire chi entra e chi esce dall’immobile. Di notte sono stati visti entrare anche persone che niente hanno a che fare con i cittadini assegnatari di questi spazi.
Alla Favilla. Stessa situazione nell’ex Favilla dove peraltro vicino 5 famiglie e non mancano le occupazioni abusive. «Noi abbiamo lo sfratto – racconta Sandra, madre di due bambini – dormivo in macchina e alla fine ho sfondato la porta di questo alloggio e sono entrata. Sono qui da cinque anni, dicono che non ho diritto alla casa perché l’ho occupata. I disagi sono tanti, quelli di chi vive in questi spazi».«Ditelo chiaramente che hanno costruito un ghetto nell’ex scuola – aggiunge Martina – A me il Comune ha assegnato un alloggio in questa scuola. Era al primo piano. Quando l’ho visto mi sono spaventata. Era sporco, con il sangue sulle pareti in quanto in precedenza ci viveva una persona ammalata che poi è morta. Non l’ho accettato. Nel frattempo l’alloggio è stato occupato abusivamente da un’altra famiglia. Devo dire che hanno realizzato a loro spese alcuni lavori e che lo hanno migliorato». Le macerie di quei lavori ancora stazionano nel giardino, nell’’indifferenza generale e forse nella rabbia dei vicini di casa che però non hanno altra possibilità che sopportare.
Poco tempo fa la donna ha ottenuto, con l’intervento del tribunale dei minorenni, un casa che è al piano terreno dell’ex scuola. «Viviamo in una condizione che è difficile da accettare. Non esiste il metano per la cucina. Dobbiamo usare le bombole del gas che costano e sono pericolose in case da 40-50 metri quadrati”.
L’elettricità ha poca potenza (tre Kilowatt), l’impianto è quello delle vecchia scuola, non è sufficiente per 5 famiglie. Nel giardino è stata realizzata una baracca abusiva dove vive un polacco. Tutto intorno, erba e sterpaglie. «Non so quante volte ho chiesto al Comune di pulire il giardino, la verità è che non vogliono ricordarsi di noi», dice la cittadina.
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