Gioco
I 104 anni di Maria, una vita di lavoro nelle concerie
SANTA CROCE. “11-11-11” risponde Maria Mancini a chi le chiede oggi l’età. E poi spiega: «Fanno 104, sono nata l’11 novembre del 1911 a Santa Croce, che allora era più che altro campagna, mentre le...
SANTA CROCE. “11-11-11” risponde Maria Mancini a chi le chiede oggi l’età. E poi spiega: «Fanno 104, sono nata l’11 novembre del 1911 a Santa Croce, che allora era più che altro campagna, mentre le abitazioni in paese erano un misto di conceria, con bottalini anche per le scale di casa. Si cominciava così a prendere dimestichezza con le pelli. E a nemmeno 15 anni ero già a lavorare in concia, in una azienda che non ricordo ma che non esiste più. Il mio impegno era di sforbiciare le pelli, oppure di tamponarle passando una mano di colore».
E continua: «Anche dopo essermi sposata ho continuato a lavorare, e a casa sono stata attiva fino a due anni fa, ovvero a 102 anni. Mio figlio Gianfranco mi viene spesso a trovare, invece la figlia ora abita a Roma e non è proprio la via dell’orto venire qui, alla casa di riposo “Le vele” a Fucecchio, dove mi trovo bene».
Le amiche che ora le stanno vicine la descrivono come una donna di spirito, che ha sempre voglia di scherzare. Le domande dirette necessitano un po’ di tempo per rispondere, anche perché la memoria ne deve contenere di ricordi. Il racconto è a momenti framentato, ma sempre comprensibile. Un ricordo tra i tanti? «Nel 1966, quando ci fu l’alluvione dell’Arno, ero all’ospedale a Firenze con un congiunto malato. Tra il male in famiglia e i danni dell’Arno alle concerie ebbi un gran daffare. Per salvare le pelli occorreva il sale, ma quello in dotazione alle aziende era stato sciolto dalla pioggia e dalla furia dell’acqua dopo che c’era stata una falla ai Ponticelli. Quel poco che si riusciva a comprare per uso domestico si dava in conceria, e a tavola si mangiava sciocco».
Poi conclude: «Non lo dica a nessuno, ma aspetto una grande torta con 104 candeline, da dividere con le amiche».
Luciano Gianfranceschi
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