Il Tirreno

Pontedera

IL TERRITORIO FERITO

Quegli scheletri di cemento abbandonati

Giacomo Pelfer
L'interporto di San Donato
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L'interporto di San Donato

L’interporto a San Donato di San Miniato doveva essere il fiore all’occhiello della zona del Cuoio, ma in realtà non è mai decollato

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SAN MINIATO. Per chi arriva dalla superstrada è il biglietto da visita del comprensorio del Cuoio. Si oltrepassa la ferrovia e lo sguardo si apre ad uno scenario da spavento. Un colpo d’occhio terribile fatto di capannoni mai finiti, di scheletri in cemento che sembrano affogare in un mare di sterpaglie, con quella percezione immediata di degrado e di incompiuto che avvolge le sue strade. È una situazione complicata quella dell’interporto di San Donato, il grande polo della logistica progettato anni fa per dare la spinta decisiva al distretto e subito naufragato, prima ancora di partire, a dimostrazione di un mercato in affanno e di un mondo che nel frattempo è profondamente cambiato.

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Realizzato nei primi anni 2000 dalla San Genesio Spa, l’immobiliarie di Carismi che gestì l’urbanizzazione e le successive alienazioni, il grade complesso si era bloccato quasi subito sotto i colpi della crisi, tanto che la maggior parte dei locali non finiti e non usati risultano oggi di proprietà di società in fallimento. Qualcosa, finalmente, si starebbe muovendo per migliorare almeno il contesto di strade, parcheggi e marciapiedi, nell’attesa e nella speranza di privati interessati a dare un futuro alle strutture rimaste incomplete. Come il grande magazzino lungo la ferrovia, a cui non si riesce a trovare una destinazione, o come il mega scheletro che avrebbe dovuto ospitare un grande albergo proprio di fronte all’uscita della Fi-Pi-li. Senza dimenticare l’edificio destinato ad uffici direzionali, oggi occupato in parte dalla stessa Carismi, in parte da alcuni privati e quasi per metà dal liceo Marconi, a seguito dell’acquisto condotto dalla Provincia e giudicato da molti più che discutibile. Strutture che qualcuno considera sovrastimate rispetto alle effettive necessità della zona, nate in un’epoca, del resto, in cui il mercato dell’edilizia tirava ancora.

L’eredità, alla fine, è stata senza dubbio pesante. Colonne di cemento circondate dalla vegetazione, sterpaglie che crescono indisturbate ai bordi delle strade, insieme a depositi e pozzanghere di acqua stagnate, in un contesto insalubre che fa felici insetti e roditori. Un contesto che poco più di un anno fa aveva anche scatenato la rivolta degli studenti, alle prese all’epoca (come adesso) con la carenza di spazio dove fare lezione, ma circondati in cambio da una lunga serie di locali vuoti e terreni abbandonati all’incuria.

Da allora l’amministrazione comunale ha provato a mettere ordine. Il sindaco Vittorio Gabbanini, intervenuto a sostegno degli studenti, assicurò il proprio impegno per richiamare i privati al rispetto dei livelli minimi di decoro, chiedendo pulizia e manutenzione dei cantieri rimasti incompleti. Un richiamo non semplice, che ha richiesto innanzitutto un’indagine approfondita per rintracciare tutti gli attori coinvolti e in molti casi i relativi curatori fallimentari.

«Abbiamo fatto una ricognizione per conoscere i proprietari delle varie particelle – spiega l’assessore Manola Guazzini – In questo modo, abbiamo promosso la costituzione di un “condominio” unico, o meglio di un “super condominio” che riunisce i vari condomini già esistenti nelle strutture dell’interporto, con l’obiettivo di garantire la manutenzione».

L’operazione sarebbe ormai ad un passo e coinvolgerebbe tutte le società proprietarie, chiamate in queste modo a contribuire alle spese del “condominio” interporto. Il tutto con l’obiettivo di eseguire una pulizia periodica di strade, marciapiedi, aiuole e aree di sosta. Un modo per cominciare a togliere un po’ del degrado che affligge la zona, almeno per le infrastrutture di uso pubblico.
 

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