Sicurezza
Il medico legale: Mara venne massacrata di botte
Ai giudici il professor Di Paolo ha spiegato di avere riscontrato gravi lesioni provocate da percosse sul corpo della donna che fu trovata morta in giardino
CAPANNOLI. Massacrata di botte. Mara Catani Nieri, 42 anni, trovata senza vita nel cortile di casa a Capannoli il 26 aprile del 2013, prima di morire venne picchiata. Il suo cuore si potrebbe essere fermato proprio in conseguenza del forte choc subito a causa dell'aggressione.
L'autopsia, come ha spiegato ieri mattina in tribunale a Pisa il medico legale, professor Marco Di Paolo, riscontrò gravi lesioni da percosse in varie parti del corpo, sulla fronte, a un orecchio, a un occhio, al setto nasale, sulla bocca, sui fianchi e sulle cosce. La notte del 25 aprile, dopo una serata trascorsa a Calci insieme al compagno e due amici, Mara fu picchiata. Forse non era nemmeno la prima volta, a giudicare dalle tracce di sangue che i carabinieri del Ris trovarono nella casa di Capannoli dove viveva la coppia. Per questa vicenda è oggi alla sbarra il compagno della donna, Alfredo Di Giovannantonio, 39 anni, camionista di Zambra. È accusato di omicidio preterintenzionale. Fin dall'inizio, secondo gli inquirenti, l’uomo ha cercato di depistare le indagini e non ha mai confessato.
In un primo momento raccontò che Mara, la quale aveva problemi di alcolismo, aveva avuto un malore. Poi fu ipotizzata – ieri in tribunale il consulente della difesa, dottoressa Susanna Gamba, ha cercato di sostenere questa tesi - che la donna fosse caduta da una scala. Dove? Non certo a Capannoli, visto che la vittima abitava al piano terreno.
Il dottor Di Paolo, consulente dell’accusa, sostenuta dal pm Giovanni Porpora, ritiene che tutti quei traumi multipli - «Lesioni disseminate sul corpo», sono state definite - non si possano giustificare con una caduta. «La morte è avvenuta per un complesso di cause, i traumi sono la conseguenza di più azioni con corpi contundenti». Il cuore poi si fermò, forse per uno choc emotivo.
L’ora precisa della morte non è stata determinata. Il corpo di Mara fu abbandonato nel cortile di casa. Ma lei non morì lì. Il cadavere venne spostato. L’autopsia ha messo in evidenza segni di sfregamento e trascinamento compatibili con una superficie non perfettamente piana. Chi lo spostò, l’ho sollevò per le braccia.
Alla prossima udienza, il 16 novembre, ci sarà l’esame dell’imputato che ha cambiato più volte versione sulla morte di Mara. Fu l’uomo a trovarla morta e a chiedere l’intervento del 118 e dei carabinieri la mattina del 26 aprile 2013. Saranno sentiti anche due testimoni della difesa.
I genitori di Mara, sempre presenti alle udienze e assistiti dall’avvocato Rolando Rossi, fin dai momenti successivi alla morte della donna cominciarono ad avere tanti dubbi rispetto a cosa era accaduto.
«Sono convinta che prima o poi sapremo la verità», ha detto alla fine dell’udienza di ieri la mamma della vittima.
La tragedia non è avvenuta nel cortile dove fu trovato il cadavere: qualcuno lo trascinò fuori dalla modesta casa dove la coppia viveva insieme al figlio. La donna venne trovata senza scarpe, con i jeans abbassati, la maglietta sollevata sulla pancia. E quell’immagine suonò subito come un campanello d’allarme per la madre della vittima. Le indagini poi avvalorarono i primi sospetti. Oggi ancora non sappiamo con certezza dove e quando Mara morì.
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