Il Tirreno

Pontedera

Nel degrado il maxi cantiere fermo da anni

di Elena Battaglia
Nel degrado il maxi cantiere fermo da anni

Il sindaco di Castelfranco lancia una proposta: «Costruiamoci alloggi per famiglie sfrattate»

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CASTELFRANCO. È lì da anni. Un enorme edificio a più piani, composto da diversi blocchi che ancora aspettano di essere completati, nonostante sia passato molto tempo dall’inizio dei lavori.

Chi passa lungo via Usciana, a Castelfranco, per andare in direzione di Montefalcone, non può ignorare la costruzione mastodontica che si staglia sulla sinistra, poco dopo il cimitero comunale. Non sono mai state tolte nemmeno le impalcature né la gru, come se a giorni dovessero ricominciare le operazioni edilizie.

Eppure la situazione non è cambiata da quando la società immobiliare di costruzioni Sicom, di Montecatini Terme, ha mosso i primi passi e da tempo è sotto gli occhi di molti residenti.

In tanti si chiedono in che cosa consistesse il progetto originario. Che cosa doveva nascere sul vasto terreno, che si estende per circa 6mila metri quadrati e che in precedenza accoglieva l’impianto di depurazione civile del territorio? Perché i lavori di costruzione non hanno avuto seguito? E che ne sarà, d’ora in avanti, di tutto quel cemento?

Era il 2009, quando la società decise di acquistare il terreno dal precedente proprietario con lo scopo di riqualificare l’area. Nel 2004, infatti, era stato definito – in accordo con il Comune – un piano di recupero della zona del vecchio depuratore. Il progetto prevedeva la costruzione di immobili ad uso abitativo, ma anche di una vera e propria galleria commerciale che ospitasse negozi ed uffici al piano terra dell’edificio. Era in programma pure la realizzazione di un parcheggio e di un nuovo tratto di viabilità che avrebbe dovuto innestarsi sulla più interna via Bugatti.

«Purtroppo, per quanto riguarda la costruzione dell’immobile, non possiamo intervenire in alcun modo. Si tratta di una questione privata – spiega il sindaco Gabriele Toti – L’amministrazione può solo tenere sotto controllo la situazione e provare a sollecitare interventi da parte dei proprietari. All’epoca in cui è nato il progetto, la logica che muoveva l’edilizia era quella quantitativa e si puntava a costruire opere massicce. Cosa non più realizzabile al giorno d’oggi. Anche se abbiamo apportato le dovute modifiche agli strumenti urbanistici, non possiamo fare passi indietro rispetto a quanto è stato approvato in passato. Per risolvere la situazione, però, potremmo valutare insieme alla società proprietaria di cambiare la destinazione d’uso dei locali. Questi sono nati in un momento in cui le necessità erano altre rispetto alle attuali. Un’idea? Quella di terminare la costruzione e creare delle case per chi è sotto sfratto, in modo da rispondere alle esigenze abitative. Rimane il fatto che dovrà essere il proprietario ad attivarsi e a decidere. Situazioni analoghe si sono verificate in altre zone, come è accaduto vicino al cimitero dove abbiamo dovuto sollecitare i proprietari a fare operazioni di pulizia e manutenzione. Non è facile avere risultati quando anche i privati sono in difficoltà economica».

Un discorso a parte, invece, può essere fatto per quanto riguarda l’area in cui avrebbe dovuto sorgere il parcheggio, per il quale il Comune nel 2006 firmò una convenzione.

«In questo caso - osserva Toti - abbiamo la possibilità di intervenire per vederlo realizzato, dal momento che si tratta di un’opera di urbanizzazione. Interventi del genere ci sono già stati all’inizio dell’anno: per esempio nella zona Peep, retrostante Marco Confezioni, dove le opere non erano mai stati completate. Qui, grazie a polizze assicurative di fideiussione, abbiamo potuto provvedere all’asfaltatura e a mettere a posto i marciapiedi».

Se i presupposti per mettere la parola fine ad una vicenda decennale ci sono, rimane comunque da attendere una risposta da parte della società immobiliare, senza l’intervento della quale qualsiasi proposito rischia di rimanere vano.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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