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L’ombrellone che si muove come i girasoli

Elena Battaglia
L’ombrellone che si muove come i girasoli

Tecnico di Pontedera lancia “Global parasolar” alimentato da un pannello sulla sommità

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PONTEDERA. Un’invenzione in linea con i principi ecologici della “green-economy”, che non teme paragoni nel panorama internazionale: ecco “Global parasolar”, l’ultima – ingegnosa – trovata di Renzo Bonicoli: un ombrellone a braccio da utilizzare in ambienti esterni e del tutto autosufficiente a livello energetico. Il funzionamento del dispositivo, che segue il corso del sole durante l’arco della giornata, è molto semplice: proprio come fanno i girasoli, il braccio portante ruota attorno al palo verticale e riesce ad inclinarsi in tutte le direzioni. In questo modo, la zona in ombra proiettata dall’ombrello sul terreno con il trascorrere delle ore rimane sempre la stessa. Il diametro del parasole è di circa 5 metri e il braccio meccanico riesce a raggiungere un’inclinazione di 240 gradi.

Un’invenzione tutta “green” ed autosufficiente dal punto di vista energetico, perché l’unica fonte di energia è proprio quella solare, captata da un pannello fotovoltaico di forma conica collocato sulla sommità dell’ombrello e fatto di plastica riciclata. Attenzione anche ai dettagli e al design: nella sua versione “luxury” il “Global parasolar” ricorda un portalampade degli anni ’60, ma esiste anche una versione economica, più simile ad una gru portuale.

L’inventore, classe 1948 e residente a Pontedera, è un perito industriale meccanico ormai in pensione, da sempre incuriosito dal funzionamento della natura e di ciò che lo circonda. Dopo gli studi tecnici, infatti, Renzo Bonicoli ha deciso di trasformare la propria “vena creativa” in atto pratico, dando vita alla progettazione di diversi dispositivi automatici utilizzabili a livello industriale e arrivando a collaborare per importanti aziende del settore come la Piaggio, Gualchierani System e Gozzini Egf. «Ho sempre avuto un’indole creativa – ha raccontato Renzo – Quando ero piccolo mi costruivo da solo i giochi. Abitavo in campagna, vicino al padule di Bientina, insieme ai miei genitori che facevano i contadini. Ero affascinato e incuriosito da tutti gli attrezzi del mestiere, di cui studiavo il funzionamento. Un ruolo importante ha avuto anche mio zio, falegname. Da lui prendevo in prestito il legno e gli strumenti per costruire i miei primi prototipi».

Una mente poliedrica, quella di Bonicoli, che ha completato il corso di studi con una laurea in economia aziendale e un dottorato in ingegneria industriale (conseguito nel 2010).
 

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