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«Non è contagiosa ma anche un’otite può essere letale»
Parla Paolo Malacarne, primario di Rianimazione all’Aoup: in troppi trascurano una banale infezione all’orecchio
PISA. «È una delle tante meningiti pneumococciche che registriamo ogni anno. Una forma non contagiosa, che purtroppo può essere molto aggressiva, ma che spesso, sì, è causata anche da una leggerezza nella valutazione di una semplice infezione all’orecchio». Sì, proprio così, la maestra di Santa Maria a Monte ricoverata a Cisanello, sta lottando fra la vita e la morte per una banale otite. Paolo Malacarne, primario di Rianimazione, racconta di esserci abituato, ma mette in guardia i cittadini. Anche in questo caso, se la paziente avesse iniziato una terapia antibiotica, «probabilmente il batterio non avrebbe mai raggiunto le meningi».
Dottor Malacarne, di che si tratta e come sta l’insegnante?
«Diaciamolo subito. Tecnicamente è una meningite ma non è contagiosa, non stiamo parlando di una infezione da meningococco. Questo non è un caso di B e tantomeno di C, cioè il batterio che sta spaventando la Toscana, che ad ogni nuovo caso impone la profilassi per le persone entrate in contatto con il malato e per cui è partita la campagna vaccinale. Qui siamo di fronte ad una meningite da pneumococco, non c’è il pericolo di contagio. È certo sempre una brutta rogna per la persona colpita. Lei ora è stazionaria, siamo in attesa che gli antibiotici e la buona sorte facciano il loro effetto».
Perché la rianimazione?
«Come per l’altra meningite, anche questa può determinare un disturbo della coscienza e provocare il coma».
Anche la maestra è in coma?
«Sì, coma farmacologico. Ma su questo bisogna essere chiari. Spesso incontriamo difficoltà con i familiari, perché automaticamente attribuiscono all’induzione farmacologica del coma un valore per così dire positivo. In realtà noi dobbiamo indurlo, ma non sappiamo, almeno per un certo numero di giorni, se a determinarlo siano i sedativi o il coma stesso in cui è caduto il paziente».
Come si può capire allora quando la persona sarà in grado di risvegliarsi?
«Il cervello viene trattato come un qualsiasi altro organo. Chi viene colpito da infarto deve stare a riposo, giusto? Ecco, chi subisce uno choc cerebrale deve tenere il cervello a riposo per potersi curare. Piano piano, nel corso dei giorni, riducendo il dosaggio dei sedativi, si capisce se il paziente è in grado di risevegliarsi».
Ma quindi questa meningite può essere aggressiva tanto quanto l’altra?
«Beh, è molto meno frequente nelle meningiti da pneumococco l’evoluzione verso lo choc settico, l’inezione devastante insomma. Ma a livello statistico il tasso di mortalità può raggiungere comunque il 30%».
L’età può dare un vantaggio?
«Un soggetto abbastanza giovane come la signora può superare più facilmente le complicazioni, non solo dovute alla malattia ma anche ai trattamenti. E per fortuna con questa paziente non siamo in fase di choc settico».
Ma quali sono i soggetti deboli, che possono venir colpiti più facilmente?
«La meningite da pneumococco si presenta in soggetti che abbiano deficit immunitari. Oppure nel caso in cui si trascuri un’otite fino a lasciare che il batterio dall’orecchio arrivi a coinvolgere le meningi».
Ma questo tipo di otite è differente da altre?
«Assolutamente no, ha esattamente gli stessi sintomi. E per curarla la soluzione è abbastanza semplice: una terapia antibiotica, nel giro di pochi giorni può essere risolta, ed è molto difficile in quel caso che il batterio arrivi alle meningi».
E voi, come la riconoscete?
«Semplice. Non appena arriva in pronto soccorso, il paziente viene sottoposto a un prelievo di liquido spinale, sangue e urine. Nel giro di un’ora, massimo due, arrivano i risultati delle analisi».
Che danni può lasciare?
«Beh, si può tornare esattamente come prima o risvegliarsi con esiti neurologici, che vanno da un lieve disturbo dell’attenzione ad importanti deficit cognitivi e comportamentali».
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