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Stalla dei tori, dramma sociale con l’inevitabile chiusura

Stalla dei tori, dramma sociale con l’inevitabile chiusura

SAN MINIATO. Poche alternative alla chiusura di Inseme, l’azienda di allevamento di tori che fa parte di un gruppo con siti produttivi in Emilia Romagna e Lombardia. Ieri, dopo gli incontri tra...

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SAN MINIATO. Poche alternative alla chiusura di Inseme, l’azienda di allevamento di tori che fa parte di un gruppo con siti produttivi in Emilia Romagna e Lombardia.

Ieri, dopo gli incontri tra impresa e sindaco di San Miniato, Vittorio Gabbanini e tra quest’ultimo e i sindacati, che a loro volta si sono riuniti anche con gli esponenti dell’azienda. Da questa girandola di appuntamenti è uscito un quadro abbastanza cupo, visto che Inseme ha ribadito l’intenzione di chiudere la stalla iper tecnologica di La Serra, creata anche con una variante al regolamento urbanistico del Comune di San Miniato e a un finanziamento di 400mila euro della Regione Toscana. Per i sei dipendenti si aprirebbe uno scenario molto difficile. Due di loro sono impiegati e avrebbero diritto agli ammortizzatori sociali. Ma per gli altri quattro, inquadrati come operatori agricoli, non ci sarebbero ammortizzatori sociali e si ritroverebbero anche senza alloggio, visto che, essendo i guardiani del bestiame, vivono in strutture dell’azienda.

Tutti, però, hanno un’età vicina alla pensione e la richiesta dei sindacati è stata quella di trovare una soluzione all’emergenza sociale che si aprirà dopo la definitiva chiusura della stalla, dove sono ospitati cento tori. La richiesta dei rappresentanti dei lavoratori è stata quella di collocarli in altri siti produttivi del gruppo, anche a fronte di una revisione dello stipendio. La riposta dell’azienda è stata di riservarsi una risposta solo dopo il consiglio d’amministrazione in programma il 9 novembre.

La stessa Inseme, però, ha chiesto di poter trasferire i tori presenti nella stalla sanminiatese. E anche in questo caso i sindacati si sono presi alcuni giorni per decidere se acconsentire alle richieste dell’azienda o di mettere in pratica una protesta che impedisca di portare via i tori.

Il Comune sta facendo da intermediario tra le parti, ma solleciterà anche l’intervento della Regione, considerati i soldi pubblici investiti, compresi anche gli ammortizzatori sociali utilizzati negli ultimi 5 anni. (a.q.)

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