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Maleodoranze a San Romano, sotto accusa il depuratore

Giacomo Pelfer
Il depuratore Cuoiodepur
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Il depuratore Cuoiodepur

I cittadini lamentano la presenza di un forte odore di gas e si sono rivolti all'Arpat che ha eseguito sopralluoghi. Ma il presidente della Cuoiodepur ribatte: «Per i nostri tecnici è tutto ok»

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SAN ROMANO. I tecnici di Arpat sembrano avere pochi dubbi sull'origine del cattivo odore avvertito venerdì 23 ottobre a San Romano e non solo. «Per quanto finora rilevato - si legge in una nota diramata nel pomeriggio del 27 - la provenienza della maleodoranza è risultata ascrivibile all'impianto Cuoiodepur di San Romano». Questa la conclusione del dipartimento Arpat di Pisa, tornato anche ieri mattina nell'impianto per un'ulteriore verifica, dopo i sopralluoghi effettuati nella giornata di venerdì. Numerose, infatti, le segnalazioni dei cittadini che fin dal primo mattino avevano avvertito un odore simile al metano, tanto da far temere una possibile fuga di gas.

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Odori avvertiti tra la zona di Romaiano e il centro di Montopoli, anche se a detta dei tecnici di Arpat il problema risultava più intenso proprio in prossimità del depuratore. «Dai primi sopralluoghi – si legge - è emerso che l'odore si avvertiva più intensamente nella zona del sottopasso che, da via Gramsci porta verso via Arginale ovest. Successivamente, il sopralluogo è stato esteso anche nella zona di Montopoli, dove i tecnici non hanno rilevato la presenza di odori anomali». Un problema analogo, tuttavia, si sarebbe verificato già nella giornata dell'8 ottobre. «In relazione ai due eventi, quello trascorso e quello del 23 ottobre – prosegue la nota di Arpat - anche i rappresentanti di Cuoiodepur hanno riferito di avere effettivamente constatato la presenza sull'impianto di un odore agliaceo/sulfureo. La conferma è venuta anche dai sopralluoghi condotti fuori dal perimetro del depuratore, dove è stato possibile rilevare odori significativi perfettamente coincidenti con quelli rilevati in altre zone».

A fine giornata, quindi, l'Agenzia aveva già provveduto a sollecitare formalmente Cuoiodepur, «affinché mettesse in atto – scrive Arpat - azioni in emergenza temporanee». Da qui le conclusioni: «Saranno effettuati ulteriori accertamenti – si legge - ma per quanto finora rilevato, la provenienza della maleodoranza è risultata ascrivibile all'impianto Cuoiodepur di San Romano».

Parole che non convincono, tuttavia, il presidente di Cuoiodepur Michele Matteoli: «I miei tecnici mi hanno confermato che non ci sono elementi per ascrivere al nostro impianto un odore del genere – afferma - Dispiace, soprattutto per i tanti investimenti fatti in questi anni proprio per risolvere il problema delle maleodoranze. Alla fine si fa solo del male ad un settore che stavolta non c'entra».
 

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