Gioco
«Non c’è il rischio di una diffusione ma è insidiosa»
Parla il primario di Malattie infettive all’ospedale di Cisanello: «Anche per questa forma esistono comunque i vaccini»
PISA. «Intanto facciamo chiarezza: la meningite pneumococcica è batterica ma non contagiosa. Il paziente non va isolato e non c’è bisogno di profilassi». Questo non significa, avverte Francesco Menichetti, primario di Malattie infettive a Cisanello, che la malattia che ha colpito l’operaio della Valdicecina ricoverato al policlinico pisano possa essere sottovalutata. «Fra le meningiti è la più frequente, soprattutto negli anziani e negli adulti che, per vari motivi, soffrono di deficit immunitari, e può colpire, ma con meno frequenza, i bambini sotto l’anno di vita». Certo è molto insidiosa: «Ha un tasso di mortalità che varia dal 10 al 30 per cento. Ma attenzione, anche per questa forma c’è la possibilità di proteggersi con i vaccini».
Dottor Menichetti, cosa scatena una meningite pneumococcica?
«Di solito questo tipo di patologia ha una genesi autogena, cioè complica un’otite o una mastoidite, è dunque un peggioramento forte di una infezione all’orecchio».
Quello che si chiedono tutti, dopo i casi di meningite C che stanno spaventando la Toscana, è se anche questa sia una forma contagiosa.
«No. E non serve né isolamento né profilassi».
Perché?
«In primo luogo perché nasce come una complicazione di una diversa patologia e poi perché non ha la stessa capacità di diffusione faringea del meningococco».
Allora in questo tipo di meningite una parte di responsabilità può essere anche attribuita al paziente che trascura un problema più lieve?
«Sì, spesso a scatenarla è proprio una sottovalutazione di una infezione all’orecchio, di uno stato febbrile, magari anche di uno stato confusionale, fino all’esplosione di una patologia che può essere molto virulenta».
Quanto?
«Beh, una meningite pneumococcica fa registrare un tasso di letalità fra il 10 e il 30 per cento. Ma anche i danni che lascia possono essere molto pesanti: sordità o deficit neurologici anche molto gravi»
I sintomi quali sono?
«Una volta scatenata sono comuni a tutte le altre meningiti: rigidità nucale, febbre, mal di testa, vomito. E anche con la pneumococcica non si può perdere tempo. La C e la B, meningococciche, possono essere fulminanti e degenerare in poche ore. Qui i margini sono un po’ più ampi, ma non appena si avvertono questi segnali bisognerebbe avere cautela e rivolgersi al medico o al pronto soccorso, soprattutto se si sa di avere da qualche giorno dolore all’orecchio».
Quanto è diffusa?
«Molto più delle altre forme più conosciute. Semplicemente non fanno notizia perché non c’è il rischio del contagio. Negli ultimi anni, secondo l’Istituto Superiore della Sanità, in Italia si registrano fra i 900 e i 1.000 casi all’anno di malattie invasive da batteri e meningiti da pneumocco. Di questi, nel 65% dei casi si tratta di setticemie, nel 35% di meningiti. Solo ad inizio agosto si calcolavano già 415 casi, 129 in Piemonte, 88 in Emilia, 55 in Lombardia, 27 in Toscana. Se si pensa che le meningococciche sono 34... »
Tutte regioni del nord e del centro, c’è una ragione?
«Sì, si ritiene che al sud le Regioni spesso non segnalino i casi al Ministero»
Qual è la terapia con cui si combatte?
«Una volta esplosa, è simile a quella con cui si curano tutte le altre: antibiotici e cortisone».
Esiste un modo per proteggersi?
«Anche per questo caso ci sono i vaccini. Ne esistono di due tipi: uno che difende da tredici tipologie di sierotipi e uno da ventitré»
A chi sono rivolti prevalentemente?
«Anziani, cardiopatici, nefropatici, diabetici o soggetti immunodepressi o privi di gammaglobuline. Oppure è consigliato per tutti i sieropositivi, esposti cento volte di più alla malattia».
E questi vaccini causano danni?
«No, su questi non si registrano particolari reazioni avverse. E, per favore, basta speculazioni sui vaccini».
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