Toscana
Tanti negozi hanno chiuso mentre il degrado avanza
I negozianti di via Primo Maggio: «Qui c’è chi spaccia droga a tutte le ore Abbiamo problemi uguali a quelli segnalati nel quartiere della stazione»
PONTEDERA. Alcuni anni fa l’amministrazione comunale aveva prospettato ai commercianti l’idea di fare di via Primo Maggio una sorta di prolungamento del corso Matteotti. Negozi, affari e via il traffico. Oggi di queste promesse non rimane niente. E i commercianti, giorno dopo giorno, hanno l’impressione che la strada diventi sempre di più un prolungamento del quartiere della stazione ferroviaria con tutti i suoi problemi. Primo tra tutti il degrado che avanza lentamente a mano a mano che gli effetti della crisi economica costringono i negozianti ad abbassare le saracinesce. Insieme ai fondi commerciali vuoti, sono arrivati anche problemi nuovi come lo spaccio di sostanze stupefacenti. Sui social network le segnalazioni dei cittadini di situazioni di spaccio sotto le stelle così come in pieno giorno si sono moltiplicate. Due i punti della strada in cui è facile acquistare droga. Uno vicino al vecchio istituto professionale, nelle mani soprattutto di nordafricani. E un altro, più vicino a corso Matteotti, gestito soprattutto da albanesi. Le forze di polizia ne sono a conoscenza, i controlli ci sono stati e probabilmente si ripeteranno. Ma la situazione non è di facile gestione. O comunque non può essere solo demandata alle forze di polizia. Gli esercenti chiedono più controlli, affidati magari al vigile di quartiere e anche ai volontari delle associazioni d’Arma o comunque vicine a polizia e carabinieri. Per qualcuno anche una videosorveglianza efficace potrebbe essere un deterrente.
Abbiamo fatto un giro in via Primo Maggio tra fondi commerciali sfitti e negozi che faticano a fare quadrare i bilanci.
«C’è stata in questa strada una progressiva desertificazione, la via ha perso il suo appeal commerciale, c’è poco da fare, è sotto gli occhi di tutti – commenta Giovanni Nuti, rappresentante di Confcommercio e titolare del negozio Enzo – Credo che un primo passo per la lotta al degrado potrebbero essere le telecamere. Già ci sono, ma forse andrebbero impiegate anche per capire cosa succede in questa parte della città. Un tempo c’era l’idea di chiudere la strada al traffico, di farla diventare come il Corso, ma oggi per come è impostata la situazione ci sono gli stessi problemi del quartiere della stazione ferroviaria. L’immigrazione è una questione ampia, lo sappiamo. Ma prima o poi dovrà essere affrontata. Il lavoro per tutti non c’è e senza lavoro non c’è dignità».
Residenti e commercianti confermano che gli scambi di droga avvengono sotto gli occhi dei passanti. «Le forze di polizia ci dicono che non è facile intervenire – aggiunge Angelo Modano, parrucchiere in via Primo Maggio dal 1990 - Non c’è certezza della pena in questo Stato, i carabinieri vengono, fanno i controlli, li prendono e dopo poco i fermati tornano in giro. E qui in questa via, a mano a mano che i negozi hanno chiuso, è avanzato il degrado. Se posso dirlo è inutile avere chiamato l’esercito, servono più forze dell’ordine».
Sara Matteelli del panificio ammette che in alcuni momenti della giornata ha paura a restare da sola nel negozio. «Anche alcune nostre clienti sono state scippate – dice – credo che le telecamere potrebbero aiutare ad aumentare la sicurezza. Sarebbe utile anche una maggiore vigilanza così da sentirci un po’ più tutelati».
Ernesto Boillat di Mister Flo, negozio di abbigliamento, chiede al Comune interventi per valorizzare la strada e aiutare il commercio: «Cominciamo con qualche iniziativa promozionale sui parcheggi: dare un’ora di sosta gratis a chi fa shopping, altrimenti finirà che anche altri chiuderanno. Potrebbe servire a strappare questa via al degrado come alla stazione».
Non tutti però vedono nero. Il titolare del negozio di ferramenta Fantozzi, quelli di Mara Fiori e altri ritengono che la strada non abbia particolari problemi. Un’affermazione, questa, che qualcuno fa quasi sottovoce, dando l’impressione di avere timori di cui preferiscono non parlare.
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