La protesta
Peculato, infermiere condannato a due anni
L’accusa: al pronto soccorso del Lotti prese il telefonino a un giovane che poi morì per overdose
PONTEDERA. Una condanna a 2 anni per peculato, con la sospensione condizionale, e il risarcimento ai genitori della vittima da stabilire in sede civile.
È la sentenza emessa nel primo pomeriggio di ieri nei confronti di Alessandro Bocini, 42 anni, originario di Cerreto Guidi, ma residente a Fornacette, infermiere al pronto soccorso dell’ospedale Lotti di Pontedera.
Il primo collegio (presidente Murano a latere Mirani e Poggi), ha accolto le richieste del pubblico ministero, Paola Rizzo e, dopo una camera di consiglio durata alcune ore, ha pronunciato il verdetto di condanna.
Bocini è finito sotto processo con l’accusa di aver preso il cellulare di un giovane, arrivato moribondo al pronto soccorso, morto per overdose dopo aver assunto la sostanza stupefacente letale all’Insomnia di Ponsacco. La polizia seguendo il "percorso" del cellulare della vittima sparito tra gli effetti personali, scoprirono che il Nokia era intestato a una donna di Fornacette. Chi lo usava, però, era il marito: Bocini, infermiere in servizio al pronto soccorso dell'ospedale Lotti. Lo stesso luogo dove morì, senza mai riprendere conoscenza, Aldo Valentini Pallotto, 20 anni, di Zoagli (Genova) il primo maggio 2011, per overdose dopo aver partecipato alla festa di chiusura della discoteca.Per la Procura, e il Tribunale ha accolto questa tesi, l’infermiere si sarebbe appropriato, nel suo ruolo di incaricato di pubblico servizio, del telefonino mentre il giovane era in stato di coma al pronto soccorso.
Aldo Valentini Pallotto, professione manovale, morì all'ora di pranzo del primo maggio 2011. Era arrivato al pronto soccorso del Lotti in overdose verso le 5,30. Si era sentito male all'Insomnia dopo una notte di sballo. In aula i genitori di Aldo, figlio unico, Stefano e Gloria, ricordarono che «per noi quel telefonino può essere utile per capire chi possa aver ceduto ad Aldo le droghe che lo hanno ucciso. Sul cellulare conservava foto, filmati, sms. La causa del decesso è overdose. Lui, però, non era abituato ad assumere droghe».
Gli investigatori partirono subito con le indagini per risalire a chi aveva venduto la sostanza stupefacente alla giovane vittima. Ottenuta l'autorizzazione a seguire il cellulare sparito (attraverso il codice Imei, ndr) scoprirono che l'apparecchio era intestato a una donna di Fornacette, ma veniva utilizzato dal marito. Era Alessandro Bocini, infermiere in servizio al pronto soccorso.
Pietro Barghigiani
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