Sicurezza
La Russia affonda il mobile Ed è allarme occupazione
Crollato l’export verso l’ex Unione Sovietica, che era un mercato importante Da gennaio il calo di vendite è del 40%, molte aziende hanno chiuso i battenti
PONSACCO. È pesante la situazione che il settore del mobile e dell’arredamento si sta portando dietro dall’anno scorso. Dopo che il 2014 ha segnato la fine del mercato russo come sbocco privilegiato, riducendo notevolmente i volumi d’affari delle aziende, l’inizio del 2015 ha fatto registrare cali di fatturato tra il 30 e il 40% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso con un aumento del ricorso alla cassa integrazione e numerose aziende che sono state costrette a chiudere i battenti. Con conseguenti pericoli per i posti di lavoro in zone come Ponsacco, Perignano e Cascina.
Riconversione necessaria. A lanciare l’allarme sono gli addetti ai lavori e i sindacati, alle prese con una situazione che avrebbe bisogno di tempo per essere risolta. Ma che rischia di diventare l’ennesimo fardello per le istituzioni sotto la voce “crisi occupazionale”. La colpa è in grandissima parte del conflitto tra Russia e Ucraina che ha interrotto il flusso di domanda di mobili Made in Tuscany, non solo in quei Paesi, ma in tutta l’area dell’ex Unione sovietica. Il crollo delle quotazioni del rublo ha fatto lievitare i prezzi dei prodotti del Pisano, estromettendoli da quello che, fino all’inizio del 2014, era il principale sbocco commerciale. «Bisognerebbe ricalibrare i modelli per altri mercati - dice Donatella Turini, direttrice del Consorzio Gimo di Ponsacco, che raggruppa 16 aziende del settore nella zona di Ponsacco e Perignano - perché quello che attirava i clienti russi non è adatto per altri Paesi dove il gusto dei compratori è senza dubbio più di stampo internazionale. Ma una riconversione è molto difficile da mettere in pratica. E soprattutto ha bisogno di tempo sia per realizzare una nuova produzione che per inserirsi in mercati diversi da quelli battuti negli ultimi anni».
La zona non sarà più la stessa. In un contesto così negativo, Donatella Turini lancia due segnali: uno positivo, un altro che invece non lascia ben sperare per il futuro. «Ci sono esempi di imprese che hanno saputo creare il ricambio generazionale per adeguarsi ai cambiamenti, ma sono numerose quelle in cui le prospettive non sono per niente incoraggianti, proprio per la mancanza di rinnovamento - afferma la direttrice - Di sicuro questa situazione cambierà per sempre il settore del mobile e dell’arredamento nella provincia di Pisa». Il clima non migliora chiedendo informazioni ai sindacati. Natasha Merola, della Fillea Cgil, tratteggia uno scenario altrettanto da mani nei capelli. «C’è un aumento del ricorso alla cassa integrazione nelle zone della provincia dove si producono mobili - afferma la sindacalista - I dati complessivi indicano una diminuzione, ma il motivo è da ritrovare nel fatto che molte aziende hanno chiuso. O che stanno per farlo. E la spirale negativa iniziata con la crisi in Russia e Ucraina non sembra attenuarsi».
Difficoltà a cambiare. Il motivo è quello citato da Turini: è mancata, finora, la capacità di cambiare velocemente in base all’andamento del mercato. Eppure, di esempi positivi in provincia ce ne sono. Alcune aziende che lavorano per la nautica, prevalentemente nel Cascinese. Oppure quelle che sono nel segmento definito “contractor” che si riferisce all’arredamento creato per alberghi e grandi catene di hotel. Un settore florido, visti i grossi flussi di turismo e gli ingenti investimenti nei luoghi di villeggiatura extra lusso. «Ma per inserirsi in quel settore occorrerebbe essere strutturati e rispondere alle grandi esigenze che ha quella tipologia di committenti - ribadisce Turini - È chiaro che sarebbe uno sbocco importante, in un segmento che sta crescendo in maniera notevole. Ma che le nostre aziende non sono pronte ad aggredire».
Italia in positivo. La desolazione è inevitabile, specie in un momento in cui il settore dell’arredamento è dato in crescita a livello italiano. Secondo FederlegnoArredo, infatti, tra gennaio e giugno di quest’anno il settore ha fatto registrare un +5,6% nel suo complesso. «Credo che crescere con queste cifre, dopo un anno così negativo come il 2014, non sia una grande notizia - dice ancora Donatella Turini - E comunque dalle nostre parti la situazione è disastrosa. Ed è inutile nasconderci i problemi. Meglio affrontarli e provare a risolverli».
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