Il dolore
Era già sceso in piazza contro la giunta comunale
A novembre aveva manifestato avvolto da una bandiera in corso Matteotti Poi a dicembre era andato a palazzo Stefanelli e aveva rotto alcuni quadri
PONTEDERA. La prime avvisaglie di un disagio diventato sempre più pesante Giuseppe Pizzo, l’uomo arrestato per essere entrato con l’auto in municipio dopo averne sfondato la porta, le dimostrò già nel novembre 2014. Anche allora fu autore di una contestazione in pieno centro.
Con una telefonata al nostro giornale Pizzo annunciò che si sarebbe incatenato davanti al municipio per protestare contro una situazione diventata, a suo dire, insostenibile.
«La mia ex compagna chiede da anni una casa popolare - raccontò l’uomo - ma abbiamo appena visto che nella graduatoria del Comune è 140esima. Questo significa che quell'alloggio non lo avrà mai. Lei ha solo un lavoro part-time da 400 euro al mese. Ora abita in un appartamento in via della Misericordia, ma non ce la fa più a pagare l'affitto e mantenere la figlia. Le è arrivato anche il terzo avviso di sfratto ed entro il 21 novembre dovrà lasciare la casa».
Un dramma che Giuseppe sosteneva di non poter accettare.
La casa è poi arrivata, ma Pizzo ha continuato a manifestare contro l’amministrazione comunale. Nel frattempo l’autore del raid con l’auto nell’atrio del Comune si è unito alla protesta di alcuni residenti del quartiere della stazione ferroviaria per dire che a Pontedera vivono ormai troppi stranieri. E oggi quelle stesse forze politiche che il sindaco accusa di averlo in qualche modo spalleggiato prendono le distanze da Pizzo e concordano sulla gravità del gesto da lui commesso.
«Quando quel cittadino ha protestato davanti al Comune perché non aveva la casa – dice Matteo Bagnoli, di Fratelli d’Italia – ci siamo fermati a scambiare due parole con lui per conoscere la sua situazione. Dire che lo abbiamo in qualche modo sostenuto ci sembra davvero eccessivo».
Comunque sia, Giuseppe Pizzo, tornò alla carica contro l’amministrazione anche la vigilia di Natale. Quel giorno entrò all'interno degli uffici dell'amministrazione in stato di agitazione, facendo una serie di richieste legate al suo disagio abitativo. Gli impiegati cercarono di calmarlo, ma l'uomo danneggiò cinque quadri appesi nel corridoio fino a quando intervennero i vigili urbani e un'ambulanza. Impiegati e agenti cercarono di calmarlo fino all'arrivo dei carabinieri che lo portarono in caserma per valutare quali provvedimenti prendere. Fu denunciato in stato di libertà e la faccenda finì lì.
Evidentemente, però, il cittadino ha continuato a considerare l’amministrazione come la causa principale dei suoi problemi. Fino all’epilogo dell’altra sera. Tanti episodi che alimentano una certa preoccupazione. Il sindaco non lo nasconde e al tempo stesso lascia capire che chi si comporta come Pizzo non sarà certamente aiutato.
«La sua donna, ma noi crediamo che si tratti ormai della ex compagna – dicono il sindaco Simone Millozzi e l’assessore al sociale Marco Cecchi – dopo l’ultimo episodio di Natale venne nei nostri uffici a scusarsi, si era molto preoccupata per quello che aveva fatto l’uomo».
Uno stato d’animo che la donna ha avuto anche ieri, quando ha saputo cosa era successo a palazzo Stefanelli e che il padre della sua bambina era stato arrestato. «A questo punto - continua il sindaco - non crediamo che Pizzo venga a protestare a nome della donna. È più un problema che ha lui».
Visto il ripetersi a distanza ravvicinata di questi episodi, il sindaco si è chiesto se non sia il caso di adottare provvedimenti severi nei confronti di Pizzo che ieri mattina, dopo l’udienza di convalida dell’arresto e il patteggiamento, in attesa dell’esecuzione della misura alternativa, ha solo l’obbligo di firma per due volte alla settimana. Dovrà essere individuato ancora il modo in cui potrà scontare la pena quando sarà affidato ai servizi sociali. Non è escluso che venga individuata un’associazione anche fuori dal comune di Pontedera.
Nella tarda mattinata di ieri Pizzo, tornato in libertà dopo il processo con rito direttissimo, è arrivato a Pontedera, è stato in caserma dai carabinieri dove era stata portata la sua Citroen prima del trasferimento in una carrozzeria, in quanto la vettura non può circolare perché sottoposta a fermo amministrativo. Divieto, questo, che Pizzo, alle prese con problemi economici anche lui come tutta la sua famiglia, ha violato e che gli costerà nuove sanzioni.
Lasciando la caserma, l’uomo ha cercato un’altra volta di spiegare i motivi del suo comportamento, anche se ormai era troppo tardi. E per lui sono alle porte nuovi guai. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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