Finanza
Con l’auto dentro al Comune
Per protesta sfonda il portone del municipio. Arrestato, patteggia sei mesi
PONTEDERA. Preme sull’acceleratore e lancia la sua auto, una Citroen, contro il portone di legno del municipio, immortalato anche dalle telecamere della videosorveglianza. I danni alla fine saranno limitati e la clamorosa protesta di un cittadino di 45 anni, arrestato e subito rimesso in libertà, scrive un’altra pagina di quella che dall’inverno è stata un’escalation di atti dimostrativi. L’uomo, in cerca di aiuti economici per la figlia e l’ex compagna e sempre molto critico verso le politiche di solidarietà agli stranieri, esprime ancora una volta in maniera plateale il suo disagio. Rivendica attenzioni ma non collabora, come denuncerà dopo i danneggiamenti il sindaco, a risolvere le difficoltà economiche della sua famiglia.
L’ultimo gesto plateale Giuseppe Pizzo, 45 anni, facchino, nato a Chiaromonte, lo compie quando ormai gli amministratori comunali credono che l’uomo, cancellato dall’elenco dei residenti a Pontedera perché irreperibile, e non più legato sentimentalmente alla madre della sua bambina, sia consapevole degli avuti ricevuti. Una protesta che Pizzo annuncia prima ad alcuni giovani militanti del Pd, che incontra in via Giordano Bruno - «Ora vado in Comune, smonto le bandiere» - e poi mette in atto, in tarda serata, quando in corso Matteotti, strada di uffici e negozi, c’è poca gente.
Eccolo arrivare, intorno alle 23. Si ferma davanti a palazzo Stefanelli, guarda in alto, verso le bandiere. Gesticola, borbotta qualcosa ai passanti. Parole che fanno pensare a un possibile assalto alle bandiere al primo piano di Palazzo Stefanelli. In passato Pizzo ha protestato davanti al palazzo comunale avvolto nel tricolore. Il facchino ferma prima un giovane, poi una coppia. Attacca bottone, spiega le sue intenzioni e le ragioni della sua protesta.
«La mia compagna – dice – è senza lavoro, abbiamo una bambina piccola, loro vivono in una casa di pochi metri quando». Un pensiero fisso quello del padre che risulta domiciliato nella frazione di Santa Lucia. I passanti lo ascoltano – si vede dal video delle telecamere civiche – e poi si allontanano. Qualcuno chiama i carabinieri che da via Lotti arrivano una manciata di minuti dopo che la Citroen è entrata - sfondando la porta - nell’atrio del Comune. L’uomo sembra quasi attenderli. Cerca di spiegarsi anche con loro che lo portano in caserma dove viene arrestato per aver sfondato con la sua auto il portone del palazzo comunale.
Pizzo, così dice ai carabinieri mentre in tribunale sceglie la strada del patteggiamento per chiudere la vicenda, voleva compiere un atto dimostrativo nei confronti dell'amministrazione comunale. Secondo lui i servizi sociali, che già si sono interessati del caso della sua donna, non hanno fatto abbastanza per aiutarlo a risolvere problemi familiari. Animato da questo pensiero, finisce così per aumentare i suoi guai. I danni alla porta del Comune e a quella interna a vetri, alla fine e per fortuna, sono limitati. I carabinieri multano il facchino perché la sua auto non può circolare in quanto è sottoposta a fermo amministrativo. Inoltre lui guidava con patente scaduta.
In tribunale, dopo la convalida dell’arresto, patteggia la pesa di sei mesi con obbligo di firma all’autorità giudiziaria due volte alla settimana.
«Passavo dal corso quando ho visto sfrecciare l’auto che arrivava dal bar L’Angolo – racconta un testimone, Gabriele Di Gianni, di Pontedera – L’uomo è sceso dall’auto, raccontava ai passanti la sua storia. “Faccio il facchino, la mia donna ha perso il lavoro, abbiamo una bambina”. Ha cercato prima di entrare a retromarcia, poi ha cambiato direzione. Non mi sembrava violento e quando l’ho avvicinato non mi pareva che avesse altri problemi se non quelli di cui parlava. Dopo che è riuscito ad entrare con l’auto nell’atrio del Comune, è sceso e si è fermato a guardare quello che aveva combinato. I carabinieri lo hanno trovato lì».
Già lo conoscevano per le precedenti proteste da lui messe in atto. Poco dopo davanti a palazzo Stefanelli arrivano il sindaco Simone Millozzi, altri amministratori e alcuni militanti del Pd.
«Alcuni giovani del partito – dice Millozzi – sono stati minacciati da Pizzo. Non escludo che alcuni di loro possano decidere di presentare una querela nei prossimi giorni. Dobbiamo reagire con fermezza di fronte a questi atti. In passato le proteste di questo cittadino sono state strumentalizzate dalla destra e ora siamo arrivati a questo».
Il caso nel pomeriggio di ieri è arrivato anche in consiglio comunale dove alle forze politiche il sindaco ha chiesto di condannare il gesto compiuto da Pizzo. In tal senso è stata approvata una mozione.
L’episodio è comunque un segno dei tempi, quello di una crescente esasperazione, conseguenza della crisi economica che spesso è causa di gravi disagi personali.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
