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Pontedera

Banca di Cascina, a giorni la svolta

di Sabrina Chiellini
Banca di Cascina, a giorni la svolta

Potrà essere chiesta la proroga del commissariamento, ma non si esclude la fusione con un altro istituto

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CASCINA. Un anno di commissariamento per la Banca di Cascina Credito Cooperativo, disposto dalla Banca d’Italia dopo una lunga ispezione che aveva rilevato diffuse irregolarità nella gestione dell’istituto di credito il cui consiglio d’amministrazione era stato azzerato.

Dopo un anno di lavoro, il commissario straordinario, Anna Cracco, dovrà dire se ci sono i presupposti per chiudere il periodo di amministrazione straordinaria o se è necessaria una proroga che di solito viene chiesta per i casi eccezionali.

Il ministero dell’Economia e delle Finanze, il primo ottobre 2014, ha disposto, su proposta della Banca d’Italia, lo scioglimento degli organi con funzioni di amministrazione e controllo della Banca di Cascina Credito Cooperativo, e ha deciso di sottoporre l’istituto alla procedura di amministrazione straordinaria.

Successivamente Banca d’Italia, il 7 ottobre scorso, ha nominato organi straordinari della società: Anna Cracco, quale commissario straordinario, e Lorenzo Stanghellini (poi sostituito da Mirella Pellegrini), Vincenzo Donativi, Luca Maria Blasi, quali componenti del comitato di sorveglianza (Donativi è il presidente). Gli organi straordinari si sono insediati il 13 ottobre. Le dimissioni, dunque, sono state un passaggio obbligato per gli ormai ex presidente del consiglio di amministrazione, Stefano Bertini, i consiglieri e il direttore generale Vincenzo Littara.

La procedura, come era stato spiegato anche nel momento in cui è iniziato il commissariamento, era stata attivata sotto la supervisione della Banca d’Italia e doveva servire - come fu spiegato in una nota ufficiale - a ripristinare “la sana e prudente gestione della Banca di Cascina Credito Cooperativo con l’adozione di tutte le misure necessarie a garantire la regolarizzazione dell’attività aziendale e la piena tutela dei diritti dei clienti e dei creditori sociali”.

Si era parlato, già al momento dell’arrivo degli ispettori, di una gestione dei fidi e del credito in generale che aveva messo a rischio la banca stessa anche se poi questi timori sono stati fugati.

Ma dopo un anno di lavoro, avvenuto nella massima riservatezza e anche nel totale silenzio da parte della politica, adesso clienti e dipendenti dell’istituto si interrogano su quale destino attende la banca. Un istituto che storicamente è legato al territorio e alle radici di quello che è sempre stato il paese dell’industria del mobile ed è sempre stato caratterizzato da un’agricoltura forte.

Nel frattempo la Banca di Cascina è finita nell’elenco delle banche commissariate da Bankitalia e a rischio bail in (salvataggio interno): vale a dire che se uno degli istituti fallisce, per il salvataggio non interverrà lo Stato, ma dovranno intervenire azionisti, obbligazionisti e correntisti con depositi superiori a centomila euro.

La Banca di Italia, comunque, ha spiegato che non ci sarebbero pericoli imminenti da questo punto di vista. In sostanza, prima che il peso dei debiti dell’istituto ricada sui correntisti, saranno tentate altre strade, a cominciare da quella dell’aggregazione della banca con un altro istituto.

In questi mesi il commissario ha lavorato prima per accertare la situazione aziendale, poi per rimuovere le irregolarità che erano state riscontrate e convocare le assemblee. Ora siamo nella fase in cui il primo anno di amministrazione straordinaria sta per scadere e il destino dell’istituto dovrà quindi essere tracciato: liquidazione, fusione con altre banche (di cui si è sentito parlare senza poi trovare riscontri oggettivi), oppure provvedere alla ricostituzione degli organi dell’amministrazione ordinaria. Si tratta di decisioni attese sia dai clienti della Bcc, ma anche dai dipendenti preoccupati per il loro futuro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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