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“L’Isola che c’è” non deve chiudere

“L’Isola che c’è” non deve chiudere

Genitori in piazza contro lo stop al servizio per che è rivolto alle mamme dei neonati prematuri

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PISA. La casa-alloggio “L'Isola che c’è” non deve chiudere. Decine tra mamme e papà, alcune coppie con bimbi al seguito ideali testimonial dell’utilità del progetto, lo hanno ribadito ieri mattina scegliendo la location di maggior richiamo mediatico: Piazza dei Miracoli.

Si sono dati appuntamenti alle 11 nel piazzale degli Spedalinghi per poi sfilare fino in piazza Duomo con l’obiettivo di rendere pubblico il probabile taglio di un servizio che dal 2002 ha aiutato oltre 1700 mamme di neonati con difficoltà. La struttura rischia di chiudere mercoledì per mancanza di finanziamenti. L'allarme è stato lanciato dall'Apan (associazione pisana amici del neonato) che ha chiesto aiuto al Cesvot. La chiusura, spiegano all’Apan, sarebbe determinata «dai mancati finanziamenti del progetto “La cura del neonato e della sua famiglia-Casa Alloggio L'Isola che c’è”', nato per sostenere le famiglie dei neonati ricoverati nella terapia intensiva e sub intensiva del reparto di neonatologia dell'ospedale Santa Chiara di Pisa».

Soldi che sono stati tagliati con una delibera Asl della scorsa primavera. La struttura per il 2015 riceverà un contributo di 40.000 euro (erano 60.000 nel 2002 all’apertura e 50.000 lo scorso anno).

Per salvare la struttura è stata lanciata anche una petizione rivolta al governatore della Toscana, Enrico Rossi e all'assessore regionale al diritto alla salute, Stefania Saccardi, che in pochi giorni ha già raggiunto le 2500 adesioni. Attualmente sono sei le mamme che risiedono nella casa alloggio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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