Il Tirreno

Pontedera

Trovata morta in cortile, processo al compagno

Sabrina Chiellini
Mara Catani Nieri, la vittima
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Mara Catani Nieri, la vittima

L’uomo è accusato di omicidio preterintenzionale, nuova udienza il 5 ottobre. Genitori e fratello della vittima chiedono giustizia e si sono costituiti parte civile

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ZAMBRA. Alfredo Di Giovannantonio, 39 anni, camionista di Zambra, rinviato a giudizio lo scorso dicembre con l'accusa di omicidio preterintenzionale in seguito alla morte della compagna, Mara Catani Nieri, 42 anni, sarà processato in tribunale a Pisa. Dopo mesi di attesa, è stata formata la corte di Assise, due giudici togati e sei popolari, e nei giorni scorsi al palazzo di Giustizia si è aperto il processo che, definiti alcuni aspetti formali, è stato rinviato al 5 ottobre.

Un passo in avanti nella lunga e tormentata vicenda per arrivare alla ricostruzione di quanto è avvenuto prima della morte della povera Mara, trovata cadavere nel cortile di casa, il 26 aprile 2013, a Capannoli.
Non ci sono dubbi: la donna non è stata uccisa da un malore, come il compagno aveva cercato di far credere la mattina dei soccorsi. Alfredo Di Giovannantonio, oltre al figlioletto della coppia che però dormiva, era l'unico in casa quella notte. E le versioni fornite dal camionista in questi mesi, cioè da quando è stato indagato in stato di libertà, sono state diverse e contrastanti tra loro. A dicembre 2014 il gup del tribunale di Pisa, Guido Bufardeci, ha disposto il rinvio a giudizio del compagno della vittima, come chiesto dal sostituto procuratore Giovanni Porpora. Il camionista è stato indagato nei mesi successivi al dramma, ma nei suoi confronti non sono state disposte misure restrittive della libertà.

«Non si può credere alla storia dell'incidente, ipotizzata dal compagno della vittima per difendersi - è la posizione, più volte ribadita, dell'avvocato Rolando Rossi che rappresenta le parti civili, i parenti della vittima - oppure a quella del malore. La vittima aveva il setto nasale rotto, sono state trovate macroscopiche abrasioni sulla schiena della donna, tali da ritenere verosimile un trascinamento del corpo, segni di lesioni alla bocca e alla mandibola, oltre al timpano sfondato: segni incompatibili con una caduta accidentale, così come riportato anche dal medico legale».
Quella notte la coppia, al rientro da una cena a Calci, probabilmente aveva litigato. Tra i due deve esserci stata una colluttazione e Mara ci ha rimesso la vita. Quando, la mattina del 26 aprile, venne trovato il cadavere, il marito raccontò ai soccorritori di non sapersi dare una spiegazione di come la donna fosse finita nel cortile.

Carla Mattolini, madre della donna trovata morta nel vicolo Marinari, il padre e il fratello della vittima, che si sono costituiti parte civile, vogliono giustizia. Vogliono sapere come è morta Mara e se, attivando i soccorsi, poteva essere salvata.
 

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