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Sparito un milione di euro commercialista indagato
Cinque clienti, ma il numero potrebbe salire, lo hanno denunciato per truffa L'accusa: mai versati allo Stato i soldi consegnati al professionista per le tasse
PISA. Un’inchiesta per truffa, appropriazione indebita aggravata e falso materiale è stata aperta dalla Procura nei confronti di un noto commercialista di Pisa accusato di non aver versato allo Stato i soldi consegnati da una serie di clienti - il numero è ancora in divenire - per pagare tasse e contributi.
La stima dei soldi “trattenuti” dal professionista (omettiamo il nome in attesa della fine delle indagini, ndr) supererebbe il milione di euro. Del caso si sta occupando la Guardia di finanza che, oltre ad eseguire alcuni sequestri documentali, ha sentito i primi cinque ex clienti (assistiti tra gli altri dai legali Callaioli, Niccoli, Bibolotti) firmatari della querela. Il commercialista, pisano, di 64 anni, difeso dallo studio Brini di Pontedera, è finito sotto inchiesta dopo la scoperta dei mancati versamenti all’erario.
Il numero delle parti offese potrebbe non limitarsi ai cinque che hanno presentato le prime denunce. Si tratta di imprenditori e professionisti pisani, tra cui un pediatra che nel tempo ha dato al commercialista almeno 200.000 euro. Soldi che, stando alle querele, non sarebbero mai finiti nei forzieri dello Stato. Che, però, li ha chiesti sotto forma di intimazioni e solleciti ai contribuenti ritenuti infedeli.
Il periodo preso in esame nelle denunce copre diversi anni a ritroso nel tempo. Solo quando hanno scoperto che le somme versate al commercialista non venivano impiegate per rispettare le pendenze con fisco e previdenza, i privati prima hanno chiesto conto dei mancati versamenti e poi si sono rivolti agli avvocati. Scadenze tributarie e saldi contributivi che i clienti pensavano di aver definito dopo aver dato i soldi all'indagato e che, invece, non erano mai stati onorati. E quando sono arrivate le comunicazioni, anche sotto forma di intimazioni al pagamento da parte di erario e casse previdenziali, i clienti dello studio hanno scoperto di essere diventati debitori incolpevoli e, soprattutto, inconsapevoli.
In alcuni casi, grazie alla domiciliazione nello studio del commercialista, l’arrivo delle cartelle esattoriali di Equitalia non veniva portato a conoscenza dei destinatari. Per altre situazioni, la sgradita corrispondenza esattoriale veniva rubricata dal professionista come le “solite” cartelle pazze all’italiana. E che ci avrebbe pensato lui a sistemare tutto. Come, però, non lo spiegava. In realtà, secondo l’accusa, presentava una richiesta di rateizzazione apponendo la firma del debitore. Almeno un cliente ha chiesto e ottenuto il sequestro dei documenti consegnati a Equitalia come istanza di pagamento a rate. Solo che la firma non era la sua. Di qui la contestazione anche del falso materiale nella querela.
La duplice beffa che ha colpito professionisti e imprenditori è che non solo hanno perso i soldi versati in questi anni pensando di fare il proprio dovere verso le pretese dell’erario. Ora lo Stato, al massimo può evitare sanzioni e mora, ma il capitale mai entrato nelle casse pubbliche lo rivuole tutto. E qualcuno ha dovuto rateizzare il conto che credeva di aver già saldato. Stavolta firmando di proprio pugno la richiesta a Equitalia.
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