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L’automobilista nega tutto: l’incidente era già successo
CASTELFIORENTINO. È prevista oggi o domani la convalida dell’arresto dell’automobilista di Castelfiorentino - Gabriele Tafi, 38 anni, insegnante all’Ipsia Marconi di Siena - accusato di avere...
CASTELFIORENTINO. È prevista oggi o domani la convalida dell’arresto dell’automobilista di Castelfiorentino - Gabriele Tafi, 38 anni, insegnante all’Ipsia Marconi di Siena - accusato di avere investito e ucciso Andrea Tani, 56 anni, di Saline di Volterra, e di essere fuggito dal luogo dell’incidente. Tanti gli elementi raccolti dai carabinieri contro il professore che, tra l’altro, è stato fotografato da una cittadina poco prima che si desse alla fuga domenica pomeriggio. Già, proprio in una delle immagini si vede chiaramente che l’automobilista indossava una maglietta con la scritta di una nota marca di birra poi trovata e sequestrata dai carabinieri a casa del docente.
In questi giorni Tafi ha continuato la sua vita come sempre. Al padre, che è stato sentito dai carabinieri, ha raccontato di essersi fermato a Ponteginori, nel ristorante La Baracchina e che poi la sua auto, una Punto Evo, era stata danneggiata da un’altra vettura, un fuoristrada, che non si era fermata. Al genitore aveva chiesto un aiuto per portare la vettura in carrozzeria a riparare. L’appuntamento era previsto oggi, ma i carabinieri sono arrivati prima. La macchina, su cui sono stati trovati segni compatibili con quelli dell’urto contro lo scooter della vittima e tracce di sangue, è stata sequestrata.
Nonostante questo, al momento il professore si dichiara completamente estraneo alla tragedia e ha fornito una versione dei fatti che tuttavia non ha trovato alcun riscontro. Anzi, stando ad alcune indiscrezioni, gli investigatori avrebbero liquidato il racconto dell’uomo come abbastanza fantasiosio.
Lui sostiene di essere passato dalla rotatoria dell’incidente dopo che l’incidente era avvenuto, di avere visto lo scooter sulla strada e di essersi fermato per capire cosa era successo.
Sempre secondo la sua versione, ha parcheggiato l’auto sul ciglio della strada e qui la vettura è stata urtata da una jeep.
«Per inseguire la jeep che ha urtato la mia auto – questa in sintesi la versione dell’automobilista – mi sono allontanato».
Un racconto a cui gli inquirenti, forti dei riscontri ottenuti durante le indagini effettuate dopo l’incidente, non credono.
Intanto i colleghi del professore si dicono sinceramente dispiaciuti per quello che è successo.
«L’insegnante ha buoni rapporti con i suoi allievi, è sempre corretto, ci sembra impossibile», spiegano.
Proprio i colleghi, però, sono stati i primi a rendersi conto che i carabinieri erano arrivati a lui e che avevano buoni motivi per ritenerlo responsabile della morte del 56enne di Saline di Volterra e del reato di omissione di soccorso.
Grazie alla targa fotografata dalla cittadina, le indagini sono arrivate alla svolta. In un primo momento i carabinieri avevano sperato in un ripensamento da parte dell’automobilista pirata, che adesso si trova agli arresti domiciliari. Ripensamento che non c’è stato.
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