Il dolore
In migliaia per l’ultimo saluto ad Andrea
I funerali dell’uomo ucciso da un’auto pirata. Una ragazza della Polisportiva Saline: «Ti ricorderemo per la tua gioia»
SALINE DI VOLTERRA. La lunga coda di persone che segue il feretro di Andrea Tani, ucciso domenica scorsa a Ponteginori da un’auto pirata, impiega almeno un quarto d’ora a percorrere i circa trecento metri che separano la chiesa dal cimitero di Saline di Volterra. Ci sono dalle duemila alle tremila persone. Intorno alle 16 del pomeriggio il traffico sulla Sr 439, arteria che attraversa il paese di Saline, è sostanzialmente fermo. E lo rimarrà per almeno quindici minuti buoni. Auto in entrambi i sensi di marcia sono bloccate da vigili urbani e carabinieri.
Il feretro è portato a spalle da un gruppo di persone tra le più care ad Andrea, dietro di loro un fiume di gente segue mestamente la bara su cui sono state poggiate due maglie sportive, una bianca e una arancione: la prima della Polisportiva Saline di pallavolo, l’altra delle giovanili di calcio della Valdicecina. Nella folla, dietro alla famiglia distrutta dal dolore, uomini, donne e bambini: colleghi dell’ospedale di Volterra, ex colleghi della salina, calciatori di ogni età e di ogni squadra del territorio, amici, conoscenti. Spiccano le piccole tute gialloblu dei giovani giocatori di calcio della Valdicecina, nonché le maglie amaranto dell’Usd Pomarance, squadra con cui Andrea collaborava da quattro anni.
Tani aveva passato oltre la metà dei suoi cinquantasei anni a calcare i rettangoli verdi dell’Alta Valdicecina ed oltre, ed era stato un punto di riferimento calcistico, ma soprattutto umano, per almeno un paio di generazioni di giovani appassionati di calcio nel territorio. Una persona conosciuta ed apprezzata per il proprio garbo e la propria sensibilità, specie con i ragazzi che spesso aveva guidato in panchina con impegno, voglia di divertirsi e far divertire. Insomma un bravo mister, un uomo corretto.
Il cielo è grigio, e cade una pioggia amara sopra Saline di Volterra nel primo pomeriggio di questo doloroso mercoledì di inizio autunno, mentre la folla converge verso la chiesa del paese per dare l’estremo saluto ad un amico che ha perso la vita in modo assurdo.
Nella chiesa, poco prima che abbia inizio la funzione, non c’è un centimetro di pavimento che sia scoperto. La gente è letteralmente stipata. Altrettanti, e forse più, attendono fuori il termine della cerimonia religiosa. C’è chi si asciuga le lacrime, chi ha il volto teso, affranto. E chi, nonostante la giornata piovosa, ha deciso di mettere un paio di occhiali da sole, a dimostrare che il pudore spesso accompagna il dolore più profondo.
Don Luciano Ticciati, iniziando la funzione, dà voce al pensiero di molti: «È difficile, la vita è difficile, ed è difficile trovare un “perché” alla scomparsa di un fratello, di un amico, specie quando questa scomparsa non ha neanche un contorno di errore, bensì di disumanità».
Prende la parola una ragazza della Polisportiva Saline. Dirà solo: «Ti ricorderemo per la tua gioia». Con la voce rotta dalla commozione.
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