Sicurezza
Da Pontedera a La Rotta per dire no alla mafia
Alla Passeggiata della legalità erano presenti tante associazioni del territorio. Nella frazione è stata piantata una quercia in memoria delle vittime del caporalato
PONTEDERA. Un percorso di sei chilometri, sotto il sole di una splendida giornata di metà settembre, per la terza edizione della “Passeggiata della legalità e della giustizia sociale” che nel pomeriggio di ieri ha animato le strade del centro di Pontedera fino all’arrivo – in serata – al parco fluviale di La Rotta. Il tema scelto per quest’anno è la lotta contro la mafia: un modo per ricordare chi ha dedicato la propria vita al tentativo di combattere quella che per l’Italia rappresenta un piaga fin troppo diffusa.
L’evento nasce dal basso, dall’impegno di tante associazioni della Valdera - tra le quali Cantieri osso del cane, l’Arci, Avviso pubblico, Libera e Il mattone - che hanno unito le loro forze a quelle delle istituzioni per creare una manifestazione che – letteralmente – attraversa la città da un capo all’altro: un fiume di persone che camminano insieme come segno di resistenza simbolica alla criminalità e allo sfruttamento. «Vogliamo lanciare un segnale e puntare l’attenzione della comunità sul valore della legalità e della giustizia sociale. Solo così possiamo vivere da uomini liberi e consapevoli – dice il sindaco, Simone Millozzi – In tanti fanno diventare le vite umane oggetto di mercato, ma non si può costruire una campagna populista sui migranti che scappano dalla guerra. Dobbiamo reagire ai luoghi comuni e diventare il simbolo di una comunità accogliente e antirazzista. La speranza che ci anima, è quella di risvegliare la coscienza collettiva per intraprendere un cammino comune. Purtroppo, come vediamo spesso anche dalle facili parole che vengono urlate sui social network, la strada da fare è ancora tanta».
Un esempio concreto della lotta alle organizzazioni mafiose è quello dell’associazione “Libera”, che ogni anno contribuisce a far rivivere i terreni sottratti alla criminalità organizzata grazie ai campi di lavoro cui dà vita nei mesi estivi. «Anche in Toscana c’è il pericolo delle infiltrazioni mafiose - dice Fernando Mellea, rappresentante dell’associazione Avviso pubblico nazionale - La cittadinanza attiva e l’inclusione sono gli unici strumenti a nostra disposizione per costruire degli argini contro la criminalità». La camminata è iniziata proprio da via Peppino Impastato, attivista siciliano assassinato per aver denunciato le nefandezze di Cosa nostra, per proseguire insieme ai ragazzi delle scuole medie nel cortile dell’istituto Pacinotti dove anche i più piccoli hanno potuto lasciare un messaggio significativo leggendo ad alta voce brani sul tema. In tanti sono arrivati in serata – stanchi ma soddisfatti – al parco di La Rotta, dove è stata piantata una nuova quercia in memoria delle vittime del caporalato, uccise dalla fatica mentre lavoravano nei campi per pochi spiccioli al giorno.
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