Il Tirreno

Pontedera

Stazione, tra spaccio pochi controlli e la paura della gente

di Andreas Quirici
Stazione, tra spaccio pochi controlli e la paura della gente

Viaggio nel quartiere dove è più alto il senso d’insicurezza I cittadini: «In giro purtroppo si vedono poche pattuglie»

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PONTEDERA. «A me non è mai successo niente. Ma è innegabile che qui si spaccia, anche di giorno. E, forse, una maggiore presenza delle forze dell’ordine non sarebbe una cattiva idea». Siamo sotto al palazzo Rota, in pieno quartiere della Stazione. Isanna Galletti abita qui da quindici anni e sa di cosa parla. Ha l’aria scocciata di sentir parlare sempre in termini negativi di questa zona che, nell’immaginario collettivo, è abbandonata a se stessa. Idea, quest’ultima, che si è rafforzata da quando alcuni giorni fa, qui vicino, un uomo è morto bruciato in un’auto che usava come rifugio. «In realtà io sono sempre uscita anche la notte a portare fuori il cane - dice - e non mi è mai successo niente. È indubbio che qualcosa manchi, ma è altrettanto evidente che l’allarmismo sul degrado poi si ripercuote su chi abita qui. Come, per esempio, la diminuzione dei prezzi delle case».

Lo spaccio sotto casa. «Se girassero più volte carabinieri e polizia, ci sarebbero, forse, meno persone che vendono droga». La voce è della signora Rosalba, amica di Isanna. Le due s’incontrano sotto le logge del maxi condominio circondato da piccoli giardini, tra le corsie e le pensiline degli autobus e il supermercato Coop. È sulle panchine del parco che avvengono, secondo i residenti, gli episodi di spaccio di droga a qualsiasi ora. «Un’altra cosa che manca è l’illuminazione nella piazza - dice ancora Rosalba indicando l’area che guarda via Pisana - Almeno quando la sera andiamo a buttare la spazzatura, non avvertiremmo quel fastidio di non sentirci sicuri a pochi metri da casa». Le due donne sono la fotografia del sentimento che scorre nelle strade del quartiere. C’è chi si sente sicuro e non ha problemi a rilasciare dichiarazioni fornendo il proprio nome e cognome. E chi, invece, nutre una certa paura e preferisce rimanere un po’ nell’ombra.

«Mamma, stai a casa la sera». Come la signora Marisa che attraversa via Brigate Partigiane con una busta della spesa in mano. Anche lei abita in questa zona e dice di «percepire poca sicurezza». Come il caldo d’agosto con le temperature effettive e quelle, appunto, percepite a causa dell’afa. Qui la variabile che influenza la realtà è la paura che qualcosa possa accadere. «Mia figlia mi dice di non uscire la sera, perché manca l’illuminazione e, in giro, c’è un po’ di tutto», spiega la donna prima di andarsene nel suo semi-anonimato.

«No, non è il Far West». Dall’altra parte del marciapiede c’è Angela Maria Orlando che frequenta la zona perché fa la badante. Abita a Selvatelle, dove si è trasferita otto anni fa proprio da Pontedera. «La città era migliore allora - dice - e non è un problema della Stazione, ma di tutti i centri dove ci sono grossi flussi di persone. Sicuramente, qui, magari si potrebbero fare più controlli e migliorare alcune cose, tipo l’illuminazione. Ma non mi sembra un Far West diverso da altri posti in città di medie dimensioni». Di gente in giro per il quartiere non ce n’è molta. Poco prima di pranzo qualcuno è davanti alla stazione ferroviaria e nella piazza antistante. C’è gente ai giardini di fianco alla Coop. Ed è qui che la percezione dell’insicurezza si alza a livelli d’allarme.

“Traffici” ai giardinetti. Anche perché arriva l’ennesima testimonianza sui “traffici”. Ed è di un altro che preferisce rilasciare solo il proprio nome di battesimo. «Abito qui da tempo e devo ammettere che non mi è mai capitato niente di strano o pericoloso - dice Roberto, mentre entra in un portone nella parte interna di palazzo Rota, quella che dà sui giardinetti - È innegabile però che si spacci droga. Basta guardare bene per vedere scambi strani anche in pieno giorno. Ma le forze dell’ordine non si vedono granché da queste parti. Ed è chiaro che la situazione non cambia».

Come nelle grandi città. Sì, i movimenti strani ci sono e si vedono. E influenzano l’immaginario collettivo. Oltre alla reale condizione di vita di chi vede lo spaccio sotto casa o nelle vicinanze. È il caso di Vitaliano Balatresi che da via Fiumalbi dice: «Abito qui da poco e, sinceramente, non ho visto, né subito violenze. Però la stazione sembra un quartiere degradato di una grande città. L’unico rimedio sarebbe una presenza più frequente delle forze dell’ordine».

Andreas Quirici

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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