Sicurezza
«L’ho visto mentre rigava la mia auto per strada»
L’ex compagna dell’ex assessore Tognarelli conferma tutte le accuse Quattro i danneggiamenti contestati all’ex amministratore di Pontedera
PONTEDERA. «L’ho visto mentre mi graffiava l’auto e l’ho anche riconosciuto. Dalle immagini riprese dalla telecamera a casa mia si vede bene cosa è successo». Nonostante la pressione psicologica a cui è stata sottoposta dalla raffica di domande che il difensore dell’ex assessore Stefano Tognarelli le ha rivolto, l’insegnante di 55 anni, di Pontedera, ha confermato le accuse nei confronti di Tognarelli e ha raccontato come è finita la tormentata relazione con l’esponente del Pd.
Stanca di vivere come una “sorvegliata speciale” perché Tognarelli dopo la fine della relazione la inseguiva, si appostava sotto casa sua, le telefonava con insistenza, l’insegnante si è rivolta alla polizia di Pontedera, come lei ha raccontato. Ha presentato prima un esposto chiedendo al commissariato di polizia di convocare il politico per «convincerlo a ragionare». Lui non si è presentato. Poi, quando la situazione è degenerata con scenate di gelosia sempre più frequenti, la donna ha deciso di tutelarsi con una denuncia vera e propria. Nell’udienza di ieri, in tribunale a Pisa, al processo che vede Tognarelli imputato di atti persecutori e danneggiamenti, si è concluso il lungo esame della vittima. L’insegnante, per quasi due ore, ha risposto a una fitta successione di domande del difensore di Tognarelli, l’avvocato Stefano Del Corso. Il racconto è partita dalle fasi iniziali della relazione fino alla decisione di chiudere la storia e alle fasi immediatamente successive. Il difensore, sotto lo sguardo compiaciuto dell’imputato, le ha chiesto precisazioni su quelle che, secondo la difesa, potrebbero apparire contraddizioni. Le è stato chiesto così di puntualizzare le dichiarazioni rese davanti al giudice monocratico, Raffaella Poggi, e quelle messe a verbale durante le indagini. È stata invitata a ricordare con maggiore precisione le date, a cominciare da quelle della fine della relazione. E poi l’avvocato ha chiesto conferma di un messaggio mandato dalla donna a Tognarelli, quando i rapporti erano già in crisi, per chiedergli di aiutare il figlio. «Sì, l’ho fatto, come con altre persone». Interesse anche per un altro messaggio con cui lei gli aveva domandato di seguire le foto inviate al concorso fotografico legato alla “Mangialonga”, una manifestazione enogastronomica. Aspetti questi marginali rispetto a una gestione complessa del rapporto. In ogni caso l’insegnante anche se sotto pressione, ha confermato le accuse, iniziando da quando ha trovato sull’auto, in occasioni diverse, due biglietti anonimi con messaggi espliciti. A cominciare da quello con un eloquente testo: “Continua a fare cazz... in giro e la prossima volta ci mettiamo le tue foto”. «Ho presentato due denunce contro ignoti per questi fatti, non l’ho accusato – ha detto l’insegnante, assistita dall’avvocato Alberto Marchesi – poi ho deciso di fare installare una telecamera. Tognarelli girava sotto casa mia a tutte le ore del giorno e della notte: una storia andata avanti un anno, anche quando era tornato in famiglia. Mi telefonava in continuazione, purtroppo non ho risposto a molte telefonate e questo non ha aiutato nelle indagini, perché non sono tracciate. In ogni caso ho subito quattro danneggiamenti alle auto, due alla Polo e due alla Focus. Dopo che ho installato la telecamera una sera, l’ho visto arrivare e graffiare l’auto. Solo a questo punto l’ho querelato. A causa di questa storia ho dovuto cambiare le mie abitudini, vivevo in uno stato di ansia e di paura». In aula sono state mostrate le foto dei danneggiamenti, il filmato ripreso dalla telecamera all’ingresso di casa della donna sarà mostrato all’udienza del 12 gennaio 2016.
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