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Anfiteatro, prime indagini al via

Anfiteatro, prime indagini al via

La prova geoelettrica costa mille euro e sarà pagata dal Comune. Poi arriverà il georadar

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VOLTERRA. Se la pioggia di questa settimana non ha creato troppi problemi di stabilità al terreno, nei prossimi giorni ci sarà il primo passo in avanti per far riemergere l’anfiteatro di Volterra. Una ditta specializzata di Grosseto comincerà le indagini geolettriche al costo di mille euro più Iva. Denaro che il Comune si appresta a coprire con una delibera di giunta che sarà discussa (e approvata) proprio oggi. Una operazione commissionata dalla Soprintendenza dei beni archeologici della Toscana, come confermato dalla funzionaria dello stesso ente, Elena Sorge.

A questa indagine seguirà l’impiego di un georadar, prestato a titolo gratuito dall’Università di Stoccolma, che sarà a Volterra, il 15 novembre. Ma, secondo la stessa Sorge, saranno necessarie comunque operazioni “invasive” del terreno. Proprio per la mole di terra da togliere. «Utilizzo queste tecnologie da 15 anni e so che la loro utilità è molto modesta - ha detto Sorge - ma fino dal primo momento sono state previste. Per scavare però una simile struttura archeologica dobbiamo avere le idee ben chiare, nel senso che la prima cosa da fare è creare un progetto serio di scavo, che non è fattibile se non si conosce la profondità e la qualità dell'interro».

Ecco il nodo. Alcune settimane fa, il presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Volterra, Augusto Mugellini, a cui è stato chiesta l’erogazione di un finanziamento di 4mila euro per il primo progetto di scavo, aveva tirato in ballo i metodi della Sorpintendenza, suggerendo proprio l’utilizzo di un georadar. A questo proposito, Sorge spiega che «con le indagini non invasive potremo, forse, arrivare a comprendere quale è la profondità dell'interro, ma certamente non avremo idea della qualità dello stesso. Se dovesse essere vero, come io ho proposto, ci dovrebbero essere circa 24mila metri cubi di terra sopra l’anfiteatro. Che potremmo scavare anche con una ruspa con un semplice controllo archeologico. Ma se dovessimo trovare miriadi di strati diversi il caso sarebbe molto più complesso e lo scavo infinitamente più lungo e costoso».

Il percorso che la Soprintendenza ha intenzione di seguire è «tagliare una fetta di questo interro per capire cosa c'è dentro, quindi fare un grosso saggio in profondità. Il tutto prima di scavare che, per motivi di sicurezza e complessità dell’operazione, è molto più costoso che in passato. Da qui la necessità di fare questo saggio e di qui la richiesta alla Fondazione Cassa di risparmio di Volterra». Insomma, senza il primo contributo dell’istituto bancario cittadino sarà difficile continuare a cullare il sogno di portare alla luce l’anfiteatro.

Andreas Quirici

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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