Proteste
Multa per la privacy violata in un concorso dell’Estav
PISA. Un inciampo sulla privacy costato una multa, ma che a livello di danno erariale non ha trovato alcun colpevole nonostante la Procura della Corte dei conti chiedesse la condanna del dirigente...
PISA. Un inciampo sulla privacy costato una multa, ma che a livello di danno erariale non ha trovato alcun colpevole nonostante la Procura della Corte dei conti chiedesse la condanna del dirigente responsabile del servizio a risarcire l’Estav (Ente per i Servizi Tecnico-amministrativi di Area Vasta, ora Estar) a cui il Garante della privacy aveva chiesto e ottenuto il saldo della sanzione. Motivo? Le procedure non codificate all’epoca e la buona fede dei funzionari hanno escluso il comportamento doloso.
La storia risale al 2010. La candidata a un concorso per un posto di operatore socio-sanitario si vide pubblicare on line l’esistenza di una condanna definitiva nel 1995. Un dato sensibile da lei fornito in sede di documentazione che avrebbe dovuto restare riservato. Denunciò l’Estav al difensore civico e poi la pratica passò al Garante della privacy che inflisse una multa di 10.000 euro all’ente colpevole di non aver tutelato la sfera dei dati personali della donna. Soldi pagati nel novembre 2013. Il direttore generale dell’Estav, che nel marzo 2011 aveva rimosso la condanna della candidata ammessa con riserva, aveva così segnalato nel gennaio 2014 alla Corte dei conti Mario Piccoli Mazzini, 59 anni, residente a Pontedera, come direttore del Dipartimento Gestione Risorse Umane dell'Ente. Una responsabilità oggettiva che i giudici contabili non hanno ritenuto di dover sanzionare con una condanna assolvendo il dirigente.
Il bando di concorso prevedeva di ammettere con riserva tutti i candidati che avessero dichiarato di aver subito una condanna penale e verificare, in seguito, se tali condanne potessero essere o meno interdittive dall'esercizio dei pubblici uffici. Inizialmente le contestazioni si erano indirizzate su un impiegato che «ha escluso ogni responsabilità a riguardo, evidenziando, in particolare, di essersi attenuto alle disposizioni impartite dal responsabile del dipartimento gestione del personale (Mario Piccoli Mazzini), cui competeva emanare direttive e dare indicazioni su come comportarsi in materia di pubblicazione di dati personali» scrivono i giudici. L’assenza di dolo viene sottolineata con il fatto «che la struttura non era dotata di alcun regolamento e, questo, conferma l'esistenza delle "direttive aziendali" sull’ampia diffusione e trasparenza da dare al concorso, a questo punto meramente verbali, si esclude la colpa grave sia del responsabile del procedimento che del direttore dirigente il Servizio proponente». Privacy violata, ma senza malafede.
Pietro Barghigiani
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
