Sicurezza
Bambino escluso dalla scuola perché la madre non lavora
La donna di Santa Croce è costretta a rimanere a casa per assistere il suocero. Protesta il marito: «I meccanismi che regolano le graduatorie sono sbagliati»
SANTA CROCE. La moglie è costretta a rimanere a casa, senza lavorare, per assistere il suocero disabile e accudire i due figli. Ma per il sistema spietato delle graduatorie, prendersi il “lusso” di non lavorare equivale ad un privilegio, col risultato di perdere posizioni in classifica a vantaggio di altri. È così che un cittadino di Santa Croce, Marco Banti, operaio, racconta di essere stato escluso dalle graduatorie comunali per l’accesso alle scuole d’infanzia.
«Un caso non isolato – dice – Nella mia stessa situazione ci sono anche altre famiglie di Santa Croce». Sarebbero diversi, infatti, i genitori sul piede di guerra contro quello che definiscono un «meccanismo sbagliato».
«In casa mia sono l’unico a lavorare – spiega Banti – ma non si tratta di una scelta. Con mio padre disabile che ha bisogno di essere assistito 24 ore su 24 e senza contare due figli piccoli, mia moglie è costretta di fatto a rimanere a casa. Eppure, in base al sistema delle graduatorie, viene assegnato un punteggio più alto alle famiglie dove lavorano entrambi i coniugi, come se io fossi un “signore” perché tengo mia moglie a casa. Magari potessi farla lavorare: con due figli sulle spalle e un mutuo da pagare uno stipendio solo non basta».
Alle spese di tutti i giorni, rischia adesso di aggiungersi anche la retta di una scuola privata. «Non mi rimane che portare mio figlio al De Amicis», dice Banti, che si è visto escludere dalle graduatorie sia per la scuola d’infanzia “Poggio fiorito”, in località Cerri, sia per la scuola l’Albero Azzurro e le classi distaccate presso la scuola media.
«E tutto questo senza avere comunicazioni - aggiunge l’uomo – Ti dicono semplicemente che non hai diritto perché ti prendi il “lusso” di tenere a casa la moglie».
Una protesta che tra i santacrocesi si allaccia automaticamente al tema degli stranieri, con gli ultimi dati che indicherebbero ormai una schiacciante presenza di bambini figli di genitori di origini extracomunitarie.
«Non voglio entrare nel merito delle situazioni familiari degli altri – conclude Banti – ma sono proprio queste situazioni ad alimentare il razzismo. La rabbia dei cittadini nasce anche da sistemi sbagliati come questo, perché non possono esserci famiglie di serie A e di serie B». (g.p.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
