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Pontedera

Concerie, la ripresa per ora non si vede

di Andreas Quirici
Concerie, la ripresa per ora non si vede

Ma sorprese possono arrivare dalla fascia media del mercato

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MILANO. «Più che novità ho visto cose utili». La buyer seduta al tavolino della fiera di Rho beve il caffè e scambia due chiacchiere sui pellami che andranno per la maggiore nell'inverno dell'anno prossimo. Quelle poche parole intercettate dal tavolino a fianco confermano la tendenza del momento per le concerie toscane presenti in massa, come sempre, a Lineapelle che si conclude oggi: prodotti poco sfarzosi, ma concreti e che abbiano un ottimo rapporto tra qualità e prezzo.

Pelle perfetta e fascia media. Un vademecum per la pelle perfetta che riassume il clima positivo, ma ancora non euforico di un settore che viene da un periodo grigio (salvo eccezioni) e che ancora dovrà fare i conti con l'incertezza con cui si muovono le griffe della moda. La ripresa, quindi, tarderà ad arrivare, anche se potrebbe regalare sorprese la fascia media del mercato, quella che i conciatori toscani quasi non prendevano più in considerazione, perché legati a doppio filo alle grandi firme.

Giù il prezzo. Già, perché un dato che emerge dal viaggio negli stand delle concerie toscane è un abbassamento dei prezzi in previsione di un calo della domanda da parte del lusso. «Nel 2014 abbiamo avuto un aumento di fatturato del 25% - spiega Stefano Caponi della conceria Superior di Santa Croce sull'Arno - Tendenza confermata nei primi sei mesi del 2015. Ma prevediamo una flessione della domanda da parte delle grandi firme nella seconda parte dell’anno. Ed è per questo che andiamo verso un abbassamento dei prezzi, in modo da incontrare comunque le necessità delle aziende della moda».

Lusso accessibile. Ma c'è di più, perché parallelamente, grazie al rapporto favorevole tra euro e dollaro, molte aziende della grande distribuzione americana stanno tornando a produrre in Italia, cercando pelli di qualità, ma accontentandosi anche delle seconde scelte che le concerie toscane non trattavano quasi più. Un lusso accessibile non solo ai facoltosi, ma anche a quelli che uno sfizio ogni tanto se lo possono togliere se il prezzo è giusto davvero. Ecco, quindi, che una fascia di mercato che dà volumi produttivi, e fatturato, potrebbe compensare il calo delle firme come Gucci e Prada che sembrano attraversare una fase di stallo troppo prolungata.

Mercato delle incertezze. Un contesto simile - è facile da intuire - non dà comunque garanzie di ripresa, perché l'economia globale è sempre in balìa delle oscillazioni delle monete e degli eventi finanziari che rischiano di incidere in qualsiasi momento sui bilanci delle società, sui consumi delle famiglie e, di conseguenza, sulla vendita al dettaglio di beni come quelli del settore moda. Finora è stato così, tanto che l'Unione nazionale industria conciaria (Unic), che organizza la manifestazione a Milano, nella nota congiunturale del primo semestre 2015 ha fatto pochissimi accenni positivi. E dovrebbe proseguire nella stessa maniera nella seconda parte dell'anno. Del resto, i conciatori toscani presenti alla fiera, anche quelli più importanti come Alessandro Francioni, della Sanlorenzo di Castelfranco di Sotto, parlano di «un interesse che fa ben sperare. Anche se poi bisognerà vedere se la curiossità per i nostri prodotti si trasformerà in ordinativi».

Viva il classico. Lo stesso Francioni continua il discorso del "cosa va e cosa non va" di moda nel campo della pelle. E la risposta è sempre la stessa: il classico con caratteristiche tecniche elevate. «Le novità funzionano - spiega il decano di Assoconciatori - ma non devono essere troppo sparate». Una prima conferma arriva da Maila Famiglietti, della conceria Nuova Osba di Fucecchio: «In fiera portiamo tutta la nostra ricerca. Ma qui tutti hanno cercato il classico». E ancora, Giorgio Tempesti della conceria Tempesti di Ponte a Egola: «La nostra pelle al vegetale basica funziona molto, tanto che rispetto all'andamento generale stiamo andando bene». D'altra parte se è vero che, secondo Confcommercio, a luglio 2015 gli italiani hanno consumato il 2,5% in più rispetto allo stesso mese di un anno fa e che la Fiat Panda è l'auto più venduta, è naturale che anche chi fa moda cerchi prodotti che comportino pochi rischi in fase di produzione e diano un guadagno praticamente sicuro alle casse dei negozi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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