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Torna in carcere la badante arrestata con 500 kg di droga

Torna in carcere la badante arrestata con 500 kg di droga

Dopo appena un mese da quando era stata trovata con l’hashish nell’auto la giovane marocchina aveva avuto i domiciliari a Santa Croce sull'Arno. Poi ha violato gli obblighi

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SANTA CROCE. A fine anno il suo arresto aveva fatto clamore. Siham Benharoual, 25 anni, marocchina, sedicente badante, visto che in realtà la sua reale occupazione era un’altra, domiciliata in provincia di Pisa, era stata arrestata dalla polizia del porto di Genova dopo essere stata trovata in possesso di 512 chili di hashish.

I poliziotti l’avevano bloccata e scoperta appena sbarcata dalla nave Gnv Excellent, in arrivo da Tangeri in Marocco. Era finita in carcere con l’accusa di traffico internazionale di droga. Ma, a quanto pare, la giovane migrante era rimasta per poco tempo in una casa circondariale. Il particolare emerge ora che i carabinieri di Santa Croce Sull’Arno l’hanno nuovamente portata in carcere al Don Bosco.

Nei confronti della donna, che ha violato più volte gli obblighi della detenzione domiciliare, è stato emesso un ordine di custodia cautelare in carcere in sostituzione degli arresti domiciliari emesso dal tribunale di Genova, sempre per il reato che le era stato contestato al momento del primo arresto. Dopo un mese di carcere, infatti, la migrante aveva ottenuto gli arresti domiciliari prima a casa di alcuni connazionali a Castelfiorentino e successivamente aveva chiesto il “trasferimento” a casa di altri parenti a Santa Croce sull’Arno. Sulla base di una dettagliata relazione inviata al giudice di sorveglianza per le violazioni connesse agli arresti domiciliari, è stata ritenuta più consona per la giovane una misura ancora più restrittiva della libertà. Come la giovane marocchina, che ha una figlia di 4 anni, da badante sia diventata un punto di riferimento per trasportare l’ingente quantitativo di hashish non è chiaro. Dopo aver perso il lavoro, a causa della morte del pensionato di cui si prendeva cura, la donna era tornata nel suo Paese.

La polizia di frontiera, al momento dello sbarco, verificò i documenti della donna che era alla cui guida di una Toyota Avensis di sua proprietà. Gli agenti avevano effettuato un controllo più approfondito e avevano notato sotto il sedile, all’interno di un vano ricavato ad hoc, alcuni panetti colorati.

Le confezioni artigianali erano piene di hashish. Per recuperare l’intero carico i vigili del fuoco, fatti intervenire subito dopo, avevano usato le mole per tagliare e sfaldare scocca e carrozzeria interna e arrivare così alla scoperta dei doppi fondi. Immediato l’arresto. Ma evidentemente nemmeno con 500 chili hashish la prospettiva di restare in carcere a lungo si concretizza. Dopo un mese la donna, forse perché madre, era già a casa, sebbene agli arresti domiciliari.

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