Sicurezza
Ragazzi, seguite i vostri sogni
Tecnologia e innovazione: la Valdera dei robot secondo il professor Paolo Dario
MILANO. Cinque giorni dedicati alla Valdera e alle sue eccellenze con Pontedera, una delle città toscane a più alto tasso d’innovazione, che ha svelato in anteprima a Milano il libro che racconta la sua storia più recente e le tappe che l’hanno portata ad essere la città della Vespa (e della Piaggio) prima e dei robot dopo, grazie alla presenza dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Sant’Anna di Pisa.
La “cinque giorni” si è aperta a Milano, nell’ambito dello spazio della Regione Toscana per Expo in Città, nei Chiostri dell'Umanitaria. Dall'inizio dell'esposizione universale, si sono alternate diverse aree della Toscana presentando ciascuna le sue migliori opportunità in diversi ambiti. In Valdera - come ha detto il sindaco di Pontedera Simone Millozzi - si sta creando una sinergia tra imprese ed istituzioni ed una rete che può aiutare a superare le difficoltà economiche.
Le radici della tradizione. Tante sono le aziende di successo del territorio che operano in diversi settori merceologici: dai tessuti al mobilio. Ma la tradizione di quest'area ha adesso forti radici nell'innovazione. D'altronde Pontedera è la città della Piaggio, azienda che ha sempre curato con particolare interesse lo sviluppo tecnologico con prodotti sempre all'avanguardia. Oggi che la spinta all'innovazione è una sfida quotidiana, la Valdera è diventata un'eccellenza nel campo della robotica grazie al Polo Sant'Anna Valdera e all'Istituto di BioRobotica diretto dal professor Paolo Dario.
Il libro. Il primo appuntamento della cinque giorni della Valdera è stata così la presentazione del libro “Pontedera città dell'innovazione, dai dirigibili ai robot” (fu qui, infatti, che fu creata un’aerostazione per dirigibili, ndr) nelle cui pagine i curatori Michele Quirici, Valentina Filidei e Enza Spadoni raccontano la storia del legame ormai strettissimo fra tecnologia e E così il professor Dario - con la conduzione dell'ex direttore del Tirreno Roberto Bernabò ora direttore editoriale dei quotidiani del gruppo Finegil - ha raccontato gli sviluppi della tecnologia applicata soprattutto alla robotica.
Tecnologia e cultura umanistica. Lo scienziato ha ragionato con semplicità intorno all'argomento “Robotica come paradigma di sviluppo” coinvolgendo il pubblico presente. Alla domanda del direttore Bernabò se bisognasse temere o meno la robotica, il professore ha sostenuto che l'innovazione non può essere “nemica”, ma ha bisogno di essere coniugata con tanti altri elementi, soprattutto la cultura umanistica e la storia che devono essere una base essenziale per lo sviluppo e mai dimenticate. Più filosofo che tecnico il direttore dell'istituto non si è tirato indietro di fronte ad analisi più concrete, affermando che «a differenza di tanti altri paesi in cui la progettazione arriva dall'alto e viene eseguita secondo dei modelli ben precisi che qualcuno elabora dicendoti anche come devi fare, in Italia questo non succede. Ma – ha proseguito – chiunque abbia spirito d'iniziativa ed un'autonoma visione delle cose ha ampi spazi per sviluppare le sue idee e progetti».
«Alla cooperazione tra aziende ed istituzioni occorre aggiungere quella con le Università, con la ricerca. In Italia - ha detto Dario - le aziende hanno sempre fatto fatica a fare innovazione, così il nostro istituto ha attivato una serie di start up che collaborano con le imprese facendosi carico di sviluppo e ricerca».
La robotica, come affermato da Bernabò, sta crescendo ed arriva anche in settori impensabili «come nel giornalismo, con robot che si occupano di elaborare dati e di scrivere notizie togliendo il lavoro di routine e facendo così concentrare i giornalisti sul loro vero compito».
«Il pericolo – ha sottolineato Dario - è che con lo sviluppo si lascino sul terreno parecchi cadaveri. Nelle due passate rivoluzioni industriali la manodopera veniva in qualche modo riassorbita. Ora con l'informatica questo è più difficile perché l'automazione toglie spazi di lavoro. Il futuro poi sarà dell'industria 4.0 dominata dalla robotica».
Avanti con fiducia. Alla domanda se esiste una motivazione per cui la Valdera sia così orientata all'innovazione Paolo Dario ha spiegato che «bisogna sempre guardare avanti con fiducia, seguendo i propri sogni e questo è quello che si è sempre fatto in questa zona, dove però si è anche saputo conservare forte il valore della manifattura e dell'artigianato».
Seguire i propri sogni è un concetto, affermato anche da Steve Jobs, che sta molto a cuore al professore il quale ha sostenuto che «un ingegnere prima di essere progettista è inventore; o meglio é un progettista delle sue invenzioni. Questo – dice - è quello che io insegno ai mie ragazzi i quali con i loro sogni e le loro competenza si trovano a lavorare nelle eccellenze aerospaziali, o in Ferrati o in Cina».
Ieri, oggi e domani. Nel libro “Pontedera città dell'innovazione, dai dirigibili ai robot” (Tagete Edizioni) si cerca di dare una risposta alla domanda di Bernabò, ovvero cercare di capire se c'è un quid, un motivo scatenante per cui la Valdera sia storicamente votata all'innovazione ed alla tecnologia. E' una risposta che nemmeno il curatore Michele Quirici riesce a dare: «Abbiamo preso in considerazione il periodo dall'800 ad oggi ed abbiamo visto che in questa zona ci sono sempre state persone che hanno fatto qualcosa di nuovo. Nell'800 era in campo medico, odontoiatrico ed ortopedico. Poi la Piaggio con lo sviluppo motoristico ed industriale. Lo stesso Enzo Ferrari – ha svelato Quirici – ha fatto i suoi primi esperimenti e studi sui motori a Pontedera. Ci sono tante storie da raccontare attraverso le quali volevamo dare una risposta a questo interrogativo ma abbiamo capito che una risposta precisa non c'é». Dunque anche senza risposte non resta altro che utilizzare tutte le possibilità che la zona sta avendo e vivendo. Eccellenze che spaziano in vari campi, non solo quello industriale, ma anche in quello del cibo e delle risorse della terra, dove la Valdera ha una buona tradizione. Una fazzoletto d'oro situato in una regione che - ha fatto notare Roberto Bernabò - ha dato i natali a Leonardo”. Quindi come dire eccellenza nell'eccellenza.
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